“Chi ha ucciso la Fantasia?

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Il teatro è arte, passione, gioco. Ci sono i costumi di scena, le luci, il palco e c’è la fantasia.

La recitazione permette quella spinta emotiva che sprigiona i sentimenti. Assistere ad un opera teatrale è come vivere una seduta di psicoterapia (a mio parere). C’è un luogo, uno spazio e un tempo in cui io, spettatore,  m’immedesimo e mi reinvento imparando a guardare con altri occhi la realtà. Anche per questo spesso il teatro si trasforma in opportunità, reinserimento e riabilitazione sociale e quando questo accade la messa in scena diviene ricca di simboli, significati, parole e azioni che mirano ad interrogare la coscienza di ogni singolo spettatore. Chi guarda ha la possibilità di abbandonare vecchie soluzioni e schemi di pensiero legati a stereotipi o pregiudizi con cui abitualmente si ragiona, mentre chi è sul palco regala tutto se stesso per una cause importante come  la lotta all’uguaglianza.

Questo uno degli obiettivi principali dell’opera “Chi ha ucciso La Fantasia?”, frutto di un laboratorio teatrale per e con persone diversamente abili.

Promotrice dell’evento la Croce d’Oro di Montecorvino Rovella in collaborazione con la compagnia teatrale “Il Bianconiglio” di Eboli. Il risultato è stupefacente. Le vicende si svolgono all’interno di una clinica privata dove sono in atto i provini per la preparazione di uno spettacolo teatrale. All’improvviso però l’omicidio dell’infermiera della struttura, la signora La Fantasia, sconvolge tutti i presenti e immediatamente parte la caccia al killer. Il finale è emozionante. Sul palco ragazzi speciali, con problematiche diverse, che recitano mostrando tutte le loro inclinazioni, attitudini e potenzialità.Dietro le quinte si lavora ma soprattutto si ride, ci si emoziona e si fa gruppo.

Lo scopo del progetto non è omologare le persone con disabilità all’ideale di normalità ma quello di aiutare tutte le persone a modificare i propri sguardi rivolti al mondo della diversità, per imparare a vedere la parte migliore di sé e degli altri, mostrando come la bellezza sia qualcosa di semplice e naturale che appartiene a tutti.

Ciò sotto i riflettori del mondo dell’arte, perchè la disabilità non ha mai impedito a nessuno di sentirsi belli, bravi e di volersi far ammirare. Il palco diviene simbolo d’integrazione sociale, la sedia a rotelle altro non è che estensione del corpo e le imperfezioni diventano piccoli dettagli di una nuova bellezza, quella dell’essere e non dell’apparire.

Le emozioni in circolo sono tante.  Il testo dell’opera richiama alla responsabilità sociale a cui tutti dovremmo rispondere abbattendo una volta per tutte i tabù legati all’argomento e iniziando a lavorare insieme per una completa e perfetta integrazione del diversamente abile in società.

Siamo tutti uguali ma in ognuno di noi c’è una qualunque forma di disabilità. In alcuni è visibile, in altri è nascosta… Da qui bisognerebbe partire per capire che i limiti sono nella nostra testa, basta imparare a ragionare per rendere il mondo un posticino migliore.

La compagnia teatrale vi aspetta per farvi divertire, siamo in tour, seguiteci per conoscere le nuove date e per scoprire “Chi ha ucciso La Fantasia”

 

 

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