Recensione del film in anteprima “Pixels” (nei cinema italiani dal 29 luglio)

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Buone notizie per i nostalgici degli anni ’80 (dove nella fattispecie gli anni ’80 sono caratterizzati dai videogiochi): Chris Columbus, il regista simbolo di quella generazione (che è la mia, tra l’altro), che ha firmato la regia di film cult quali “The Goonies” e “Young Sherlock Holmes” (“Piramide di paura”) ma anche “Harry Potter”, nonché la sceneggiatura dei “Gremlins” e tanto altro ancora, dirige un film sui suddetti videogiochi, grandi classici che in quanto tali trovano sempre un angolo in cui sopravvivere – fosse anche solo nell’immaginario di un’epoca – senza mai tramontare.
Il film è “Pixels”, una commedia action dai toni leggeri ma non stupidi (né demenziali, pecca di tante altre pellicole simili) con un bravo Adam Sandler nel ruolo del protagonista e coadiuvato da un cast che funziona bene (che pare in parte trapiantato direttamente da “Game of thrones”, in quanto conta la presenza di Sean Bean e Peter Dinklage, che gli spettatori del serial conoscono rispettivamente come Eddard Stark e Tyrion Lannister), con un cameo d’eccezione di Dan Aykroyd, altro attore feticcio di quegli anni.
La trama è semplice ma efficace: forze aliene attaccano la Terra sotto forma di arcade classici (come “Pac-man”, “Donkey Kong” e “Centipede”) e di fronte alla sprovvedutezza dell’esercito che non sa come combatterli “entrerà in gioco” chi da ragazzo dominava le sale giochi (ve le ricordate?), reclamando così una “rivincita dei nerds” (tanto per restare in tema anni ’80), ma senza opinare uno scontro generazionale tra piattoforme videoludiche, piuttosto creandone un punto d’incontro.
Lavoro senza eccessive pretese e per questo sarà una sorpresa e una bella visione, il film ha un solo grosso difetto: è l’esatta copia – assolutamente identica in tutto e per tutto – di una puntata del cartone “Futurama” (per la precisione il secondo mini episodio della n. 18 della terza stagione, intitolata “Anthology of Interest 2”), e non dico altro per non rovinare troppo la trama. Ma a parte questo dettaglio (che comunque non è da poco), la pellicola conserva un suo fascino e la cosa più bella del film è quell’intima sensazione che solo chi ha giocato a quei giochi in una sala e consumando miriadi di monetine da duecento lire può provare. Certo, i ragazzi di oggi li potranno anche conoscere e averci giocato, ma il piacere di tanto tempo (e soldi) speso letteralmente gomito a gomito con qualcuno (che poteva essere un amico o uno sconosciuto), sognando interi mondi immaginari avendo a disposizione pochi colori e solo due dimensioni (il concetto dei famosi “8 bit”) non si può emulare, né ricreare in nessun modo. Io l’ho provata, e se anche voi siete della mia generazione la sentirete anche voi, e alla fine del film penserete: viva i giochi che avevano un’anima, perché gliela dovevi dare tu.

 

Danilo D’Acunto

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