16 AGOSTO 1972

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Quarantadue anni fa a Riace, in provincia di Reggio Calabria, vengono rinvenute due statue di bronzo di dimensioni colossali (terminologia usata per indicare qualsiasi statua o scultura dalle dimensioni maggiori di quelle reali) rappresentanti due figure maschili in nudità eroica reggenti probabilmente armi oggi andate disperse. Le statue sono originali greci databili genericamente al V sec. a. C., le cui caratteristiche (iconografia e collocazione) sono tuttora oggetto di discussione e molteplici sono le teorie fatte in proposito.

Attualmente sono contese tra l’EXPO di Milano che li vorrebbe esporre temporaneamente durante l’evento dell’anno prossimo come modo per rappresentare l’Italia e la provincia di Reggio Calabria (nella personalità giuridica del “Comitato per la Valorizzazione e la Tutela dei Bronzi di Riace e del Museo Nazionale della Magna Grecia” che invece non vuole che tali statue si spostino da dove sono collocate principalmente per motivi di sicurezza, essendo i due manufatti estremamente fragili.

Preservare la conservazione di un reperto archeologico è la prima regola di un buon restauratore nonché di un buon archeologo e verrebbe facile condividere senza alcuna ombra di dubbio le tesi che vorrebbero lasciare i due bronzi là dove si trovano, ieraticamente poggiate sul loro basamento antisismico in marmo di Carrara. Tuttavia, risulta difficile credere alla buona fede di tanti patrioti dei beni culturali – e in particolare di quelli che difendono proprio quelle due statue – se proprio recentemente le abbiamo viste vittime (evidentemente per mancanza di responsabilità da parte di chi le gestisce) di “vandalismi artistici” ( http://www.repubblica.it/cronaca/2014/08/02/foto/bronzi_di_riace_con_tanga_e_velo_da_sposa_polemica-92989875/1/?ref=HRESS-1#1 ) e che ancora precedentemente sono state interdette al pubblico dal dicembre 2009 al gennaio 2014, tenuti in posizione stesa sul dorso in una sala del palazzo Campanella a Reggio Calabria per tutto questo tempo ( http://www.corriere.it/cronache/13_luglio_05/museo-chiuso-per-lavori-i-bronzi-di-riace-senza-casa-da-1291-giorni-sergio-rizzo_8e06732a-e52c-11e2-8d17-dd9f75fbf0e3.shtml ).
Persone che hanno una memoria storica molto più corta della mia, non ricorderanno tra l’altro il caso del cd. “Satiro danzante” di Mazara del Vallo, statua dotata di una natura estremamente più fragile dei due bronzi di Riace, ma che tuttavia ha incontrato il favore di quanti, all’epoca, beneficiavano politicamente e socialmente di una sua esposizione al Museo Nazionale di Tokyo nel 2005, per la quale l’Istituto Centrale per il Restauro creò appositamente una struttura in fibra di carbonio.

I dati di questi eventi oggi non servono tanto a stabilire dove sia la giustezza nel negare o concedere il prestito dei bronzi a Milano, ma più che altro servono a ricordarci due dettami fondamentali della gestione die beni culturali, e cioè in primis che devono produrre introiti economici e poi che siccome siamo in Italia non solo non siamo capaci di applicare la prima regola, ma inoltre conservazione e fruizione sono concetti che sventolano senza logica e senza direzione, a seconda di quale vento politico o populista soffi.

In ogni caso, buon compleanno bronzi. E scusateci se quarantadue anni fa vi abbiamo trovati e trasportati qui in Italia.

Danilo D’Acunto