A proposito di legalità

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A proposito di Elezioni… L’anno scorso avevo una quinta e, arrivati a maggio, mi resi conto di essere rimasta tremendamente indietro col programma di geografia. In quattro settimane scarse, tolte le prove Invalsi, le gite che avevamo programmato e qualche inevitabile festa e festino, dovevamo lavorare ancora su cinque regioni d’Italia.
Già m’immaginavo la confusione: nel migliore dei casi, avrebbero collocato Matera in Puglia, tanto sta da quelle parti e la Calabria al confine con la Francia; meno male che la barbabietola da zucchero si coltiva dappertutto, almeno su quello eravamo tutti d’accordo.
In realtà non andò proprio così, andò molto peggio, ma questo ve lo racconto un’altra volta.
A mia parziale discolpa, devo dire che, se tutto questo era accaduto, un motivo c’era stato. Torniamo indietro, a novembre
Le prime pagine del programma di geografia di quinta riguardano l’organizzazione degli Organi Istituzionali, il Comune, la Provincia, la Regione e il sistema elettorale, lo Stato, il Governo, fino ad arrivare agli Organi Sovranazionali.
Cominciai a parlarne, ma, paragrafo dopo paragrafo, mi rendevo conto che rimanevano solo parole che i più bravi imparavano a memoria, oltretutto erano paragrafi di una noia mortale. Decisi, allora, di fare una cosa: avrei organizzato delle vere e proprie elezioni in classe, formando il Governo e tutto il resto.
La mattina che arrivò l’ora di geografia, dopo la ricreazione, e quindi già con un piede fuori dal portone della scuola – loro e pure io – , mi feci dare 22 foglietti bianchi e, semplificando al massimo le cose, dissi: da questo momento siete tutti candidati, chi prenderà più voti avrà l’incarico di eleggere il Governo. Dissi anche di cominciare a pensare a chi avrebbe dovuto essere il Presidente della Repubblica. Qualcuno si fece prendere in inganno dalla parola Presidente delle Repubblica e volle subito essere eletto; capì più tardi che di fatto non contava molto, almeno qui da noi, glielo dovetti spiegare, anche se non mi credeva, diceva che non è possibile.
La prima votazione non risolse niente: ognuno aveva scritto il proprio nome sul bigliettino. Tutti anelavano a governare!
Rifacemmo tutto daccapo. I ragazzi cominciarono a parlare tra di loro, si accordarono su un nome in segreto. Alla seconda votazione, uno di loro ebbe la maggioranza quasi assoluta: il leader della classe, come mi aspettavo, il carisma è carisma c’è poco da fare.
Il nostro Presidente della Repubblica gli diede formalmente l’incarico di formare il Governo, poi suonò la campanella. Se ne sarebbe riparlato la settimana successiva.
Tornai a casa tutta soddisfatta. Certo, quello di legalità è un concetto troppo astratto per dei bambini, ma non si può mica comprenderlo a vent’anni, è troppo tardi.
Fu una settimana lunghissima, i ragazzi ormai parlavano solo di quello. Il neo eletto Presidente del Consiglio voleva essere chiamato Presidente anche nelle ore di matematica e quando andava in bagno. Parlava fitto fitto con tutti e meditava. Il resto della classe faceva a gara per stargli vicino.
“ Se mi dai l’Economia, ti do una matita.”
“ Se mi dai la Giustizia, ti do una figurina dei Pokemon.”
“No! La giustizia la voglio io, in cambio ti do tutto il pacchetto di figurine!”
“Noi femmine vogliamo l’Istruzione” (Chissà perché poi le femmine vogliono sempre l’Istruzione.)
“Io, voglio un Ministero economico. Dovete stare tutti soggetti a me”
“Se mi dài gli Interni, ti faccio copiare inglese!” Aveva detto proprio così: gli Interni!
Mi veniva da piangere.
Al diavolo le Regioni d’Italia, qui bisognava proprio rifare gli Italiani, come aveva già detto qualcuno e cos’ iniziarono le lezioni della cara vecchia Educazione Civica.
Non so cosa hanno imparato loro da quelle lezioni, però so cosa ho imparato io: la legalità è un lifestyle, non si impara e non si insegna. La legalità conviene, anzi come dicono i miei alunni:
– Maestra, la legalità è come andare al supermercato e approfittare del 3 x 2!

Laura Sica