Alcune simpatiche tradizioni

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ALCUNE SIMPATICHE TRADIZIONI

 La più antica, in ordine di tempo, è “ la filastrocca dei dodici mesi dell’anno “; essa nasce nel XVI secolo, quando dei carbonai, che stanziavano sui monti, scendevano in Paese, principalmente nel periodo di carnevale, a cavallo di tredici muli e fermandosi in ogni piazzetta delle varie frazioni, possibilmente davanti alla casa dei “ Signori “, recitavano in successione, partendo dal padre e da gennaio a dicembre, descrivendo le caratteristiche del mese recitato. La raffigurazione del personaggio era  legata al mese descritto. Questi carbonai venivano premiati con cibarie, vino, ed altro vettovagliamento, che  consentiva loro la permanenza sui monti sino alla prossima discesa, nel periodo pasquale o estivo.

Ancora oggi è possibile ascoltare tale filastrocca, grazie al Gruppo Folk organizzato presso l’ Istituto Onnicomprensivo “ Romualdo Trifone “, che l’ha esportata più volte oltre i confini regionali partecipando ad indovinatissime rassegne nazionali.

 

Altra simpatica tradizione del periodo carnevalizio. Sono i famosi “ ritti “, i fatti, i racconti, a nostro avviso, frutto della brillante penna di un genio locale, Pompeo D’Aiutolo  ( 1749 – 1834 ), il quale, su commissione dei Signorotti dei vari casali, pare abbia composto 5 Ritti, alcuni dei quali, purtroppo, ne abbiamo perso qualsiasi traccia. [1] Anche in questo caso, una nutrita compagnia composta di soli maschi, la andava recitando in cortili, case o portoni, ricevendo in compenso ogni  ben di Dio  in natura.

 

La tradizione della “ Braciola con ferro filato “ tramandataci oralmente dalle persone anziane, affonda le sue radici addirittura nel XVI secolo, a causa di un simpatico sfottò tra la gente del Capoluogo e quelli dei Casali di Ferrari, Cornea, Molenadi, fusi in seguito come frazione “ Sant’Eustachio “ , i quali venivano accusati di non saper avvolgere le Braciole se non ricorrendo al filo filato. Di rimando, la gente del Capoluogo veniva accusata di saper mangiare solo “ fianchetto di ciuccio con le lenticchie”. Con molta saggezza, poiché questa frazione aveva il privilegio della processione nella terza domenica di agosto, della Madonna dell’Eterno, creò, in tale occasione, un piacevole abbinamento gastronomico, che, nel tempo, è diventato vanto del luogo. Ma questa tradizione andava scomparendo nel tempo se , la locale Pro Loco, dal 1978, non ne avesse fatto una “ Sagra “ che, nel mese di agosto, o al massimo nei primi di settembre, è diventata un forte richiamo turistico.



[1] Conosciamo “ U ritto di Mariconda “ “ U ritto di Fra Michele “ “ U ritto di don Cornelio “