AUGUSTINES: NATI IN AGOSTO

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Gli Augustines risorgono da un limbo dalle ceneri dei Pela. Prosa a parte, il confine tra l’inizio e la fine non è una semplice linea di demarcazione, tutt’altro; l’aleatorietà seguita per tutta la carriera dei Pela e intreccia le sue vicende con un’altra matrice: le tragedie familiari del frontman Billy McCarthy.

Otto anni, due ep, un album in studio e un altro in lavorazione, tanto durano i Pela. Otto anni in tournee da headline e da band di supporto a Sonic Youth, Norah Jones, The National, Gaslight Anthem e altri nomi già affermati sulla scena. Ma la scena underground newyorchese è tanto amena quanto spietata. Il grande salto non avviene, i trent’anni incombono e i debiti accumulati divengono un insormontabile nemico per la band.  Il clima d’incertezza corrobora l’imminente rottura e il colpo di grazia lo sancisce il suicidio di James, fratello di Billy. Questi visse in rifugi per senzatetto dall’età del liceo, combattendo la tossicodipendenza per gran parte della sua vita. Vani furono i tentativi di aiuto da parte di Billy e sua sorella. James morì suicida in un istituto psichiatrico qualche anno dopo che gli fu diagnosticato la schizofrenia.

Questo territorio non era nuovo per Billy e fu una componente fondamentale per il suo ruolo di songwriter negli Augustines/Pela.  Per gran parte della giovinezza i tre fratelli furono affidati a famiglie diverse, causa la tossicodipendenza e schizofrenia della madre. All’età di diciannove anni Billy fu convocato per riconoscere la salma della madre morta suicida in un rifugio per senzatetto, dopo un mix di farmaci antidepressivi e cocaina. Tra i pochi affetti che aveva con lei, una foto dei tre figli e i loro nomi scarabocchiati sul retro. I Pela non esistevano più, citando le parole di Eric Sanderson polistrumentista degli Augustines/Pela: “Pela was unable to survive the storm”

L’ineluttabile limbo sembra essere un’avita nemesi a cui McCarthy non può opporsi ma, dopo quasi due anni dallo scioglimento decide con Sanderson – con il quale ha continuato a tenersi in contatto – di riprendere i vecchi demo in lavorazione con i Pela e di comporre del nuovo materiale. A loro si aggiungerà il batterista Rob Allen. Decidono di iniziare da una inedito, Book of James, un elogio al fratello di Billy. McCarthy segue le session di registrazione con un ossequiosa pervicacia, come fosse una reliquia obliata da portare alla luce. Sovrastate le difficoltà di registrazione il nuovo lavoro, Rise Ye Sunken Ships (2011), vede la luce sotto il nuovo nome Augustines. Riaffiorano i demoni, risorgono i cari; mossi su una tela di maledetta bellezza in canzonati racconti, intrecciano le loro presuntive storie con il dolore e l’emotività di McCarthy. Odierni antieroi vivono strazianti rimorsi alla vista della propria amata mentre attraversa la navata verso un altro uomo, strisciano in trincee di logoramento contro una depressione combattuta nella solitudine dei propri giorni. In fuga dalla polizia, dagli strizzacervelli, dal Patton state hospital, verso Juarez alla ricerca di un padre mai conosciuto, recitando i nomi del propri fratelli e madri in una salmodia di blasfema iconografia. La chiusura, soltanto strumentale, concede il riscatto e il perdono ai nostri antieroi. Riscatto e perdono che saranno conquistati nel sincero atto di averci provato.

L’ultimo album Augustine(2014), accolto positivamente dalla critica, ha come tema centrale qualcosa di più popolare ma fondamentale: l’amore. Meno ruvido nel suonato, l’impatto emotivo non è lo stesso del precedente Rise Ye Sunken Ships (difficilmente si potrà eguagliare quell’uragano di emozioni).

In conclusione, se cercate una band appartenente a quella scena indie-rock genuina e sanguinante, refrattaria alle lusinghe del mainstream e agli attici sovrastanti Central Park, gli Augustines sono la band per voi.