Borgo Antico tra passato e futuro

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Come un fiore che piano piano si schiude, “Borgo Antico” – quest’anno alla sua terza edizione – sta mostrando sempre più le sue potenzialità. Due anni fa lo abbiamo visto nascere e diventare subito un successo di punto in bianco; un anno fa invece l’edizione è stata funestata a metà dalla pioggia che ha permesso la realizzazione di una sola serata (per approfondimenti, leggete il n. 5 e il n. 8 anno 2 del “CittadinoNews” oppure cliccate QUI o QUI). E quest’anno, di conseguenza, più un interrogativo grava sull’evento: come sarà organizzata? Sarà sempre la stessa o ci saranno cambiamenti? E soprattutto, sarà capace di bissare il successo del primo anno o lascerà l’amaro in bocca come nel 2013?

A conclusione dell’evento, si può dire senza ombra di dubbio che tutto è andato per il meglio e il successo non solo confermato ma probabilmente anche ampliato. La formula con cui le serate si sono presentate ha rispettato la concezione che sta alla base dell’evento, vale a dire quello della riscoperta di sapori, musiche e costumi del passato, e tutto ciò è stato realizzato grazie ai numerosi gruppi musicali snodati lungo il percorso del borgo, che sono stati protagonisti della serata oppure hanno fatto da sottofondo ad altri momenti di intrattenimento, a seconda di ciò che il visitatore sceglieva di fare.

Ma come ho detto all’inizio, “Borgo Antico” è un fiore che sboccia e all’interno di questa edizione ha mostrato di poter ospitare ulteriori progetti all’interno di sé. C’è spazio per tanto altro ancora che si può e si deve fare, auspicando magari il supporto di altri enti e la collaborazione tra gli stessi. Tutto questo perché stavolta si è provato a fare un discorso culturale – o meglio, di identità culturale – più decisamente marcato. Balli, canti e degustazioni vanno sempre bene, ma fin quando rimangono ingredienti invariati atrofizzano un po’ il senso dell’evento; invece “Borgo Antico” ha dimostrato di voler crescere, di volersi distinguere dagli altri e in special modo ha dimostrato di aver appreso la lezione più vitale che si possa imparare: saper guardare al futuro attraverso il passato (che è poi il vero motivo per cui dovrebbero esistere manifestazioni del genere).

Una delle due estremità del percorso – quella dove si trova la chiesa di S. Filippo Neri – si è infatti trasformata in un museo vivente a cielo aperto: all’entrata si veniva accolti da danze in costume e musiche popolari che fungevano da ideale accompagnamento alla scoperta di antichi mestieri e di piccoli spazi culturali dedicata alla civiltà contadina in cui giovani e giovanissimi, in abiti d’epoca, illustravano e spiegavano i vari lavori che loro stessi inscenavano: il sellaio, il pastore, l’artigiano, etc. E’ proprio in questo dettaglio che si vede il senso della festa. Persone che non conoscono e non hanno conosciuto se non nei racconti aspetti del nostro passato si ritrovano oggi non semplicemente a raccontare ma a farli rivivere impersonandoli. Sono l’anello di congiunzione tra storia e attualità, a loro va il mio particolare apprezzamento.

Molto buono anche il lavoro svolto dalla Pro Loco di Montecorvino, che grazie a una serie di pannelli didattici offriva ai visitatori una panoramica degli scorci storici del paese, un lavoro informativo che pur nella sua semplicità non è mai banale, soprattutto considerando quante persone (concittadine e non) ancora ignorano quei pochi ma importanti luoghi di interesse culturale che possediamo tra le nostra mura.

Contento di quanto visto, “Borgo Antico” promette di diventare forse il principale evento del paese poiché ha tutte le carte in regola per farlo, ma soprattutto sembra aver imboccato la strada giusta per diventare calamita di attrazione turistica; le potenzialità sono molte e tutte lasciano ben sperare, perché questa terza edizione resta soprattutto un ottimo biglietto da visita per presentarsi in tutta la provincia di Salerno.

Ovviamente un doveroso “grazie” va a tutti gli organizzatori e gli addetti ai lavori che hanno reso questa festa non solo possibile, ma soprattutto degna di essere visitata e vissuta: non ci resta che aspettare l’anno prossimo per rivivere le stesse emozioni e aspettarcene altre.

 

Danilo D’Acunto