Capo Brigante Luigi Cerino

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Capo Brigante Luigi Cerino – Una serata di paura e di sangue : 11 agosto 1866

 

Luigi  Cerino era nato nella frazione Gauro di Montecorvino Rovella il 27 marzo 1841 da Carmine e da Nicoletta Marrandino, sin da ragazzo si distinse subito per i  suoi modi violenti, aveva disertato dall’esercito e si diede alla macchia divenendo in poco tempo un temuto capobrigante.

Nel 1864 prese parte al sequestro di Giuseppe Olivieri da Montecorvino Pugliano, un prete liberale, liberato dopo trentasette giorni il 17 febbraio di quell’anno. L’Olivieri, in una sua piccola preziosa pubblicazione  “ Ricordi Briganteschi “ del 1897, riedita da Avagliano Editore nel 1994,  descrisse il Cerino a pag.49 come :” disertore dell’esercito, indurato negli stenti e nei disagi, audace, un’anima dannata. Scalzo e sbottonato, dormiva sulla neve e molto  stonato(scalandrava ) canzoni monotone “.

Il territorio sul quale operava, tra i monti picentini, tra Montella e Vallo della Lucania, era lo stesso del Brigante Manzo di Acerno. Spesso si univano e spesso rivaleggiavano tra loro. Nel 1865 sequestrarono a Battipaglia un fotografo inglese benestante William Moens ed un amico Murray Aynsley. Si sa notizia del solo fotografo che fu liberato dopo 102 giorni a Giffoni Valle Piana il 22 agosto.

Anche il Moens , nei suoi ricordi, fornì una descrizione sia del Manzo che del Cerino. Entrambi portavano addosso grappoli di catene  e preziose spille per l’acconciatura, oltre a molti amuleti scaramantici esibiti in maniera molto vistosa.

La BandaCerino, dapprima composta di pochi elementi, si arricchì di molti altri provenienti principalmente dalla Banda Manzo, poiché avendo partecipato al sequestro Wenner, volevano eclissarsi per evitare i rigori della legge.

Ma l’episodio che più di ogni altro distinse il Cerino, avvenne a Montecorvino Rovella nel 1866 e lo riferiamo così come ci venne raccontato oralmente dalla Contessa Bianca Budetta, figlia del Conte Carlo Federico Budetta, presente all’episodio.

 

Nel mese di aprile del 1866, l’amministrazione comunale dell’epoca, deliberò unanimemente una richiesta di rinforzo della guardia nazionale della zona militare di Montecorvino Rovella al fine di distruggerela Bandadel brigante Cerino che infestava la zona. Era Sindaco il Dr. Gaetano Maratea, titolare della Farmacia del Leone, in Via Clelia (ora spiazzo Consalvi ).

Questo provvedimento, evidentemente non fu di gradimento del Cerino, che progettò la più atroce e spietata delle vendette.

Intorno alle ore 20 di sabato 11 agosto 1866, nella piazzetta della Farmacia del Leone, cinque persone, tre adulti ( il Sindaco farmacista Gaetano Maratea,di anni 47,  il signor Domenico Gubitosi di anni 48 ed il prete Don Nicola Budetta, di anni 74) e due ragazzi ( Carlo Federico Budetta e Ferdinando Budetta, nipoti del Nicola ), tranquillamente seduti davanti a detta Farmacia, si godevano la frescura della serata illuminata dalla luce emanata da un lampioncino, un braccio a muro, collocato sulla facciata di casa Maiorini . Chiacchieravano degli argomenti più disparati, in attesa della chiusura dell’esercizio. Data l’ora che a quell’epoca possiamo definire tarda, per quella strada ( Via Clelia, ora Via Iorio/Via Diaz)  circolava solo qualche sparuto passante perché la maggior parte della gente, dedita all’agricoltura,era già a letto a riposare le stanche membra che l’indoli, nonostante il giorno di festa, avrebbero dovuto riprendere inesorabilmente il ritmo frenetico di una vita che non aveva altro da offrire se non la possibilità di una precaria sopravvivenza.

Mentre il discorso continuava fra i presenti, inframezzato da una boccata di sigaretta, pipa o sigaro, dal Vicolo Gemma, un vicoletto che irrompe nella piazzetta che converge al Paese i vari sentieri provenienti dalle terre del  Monte Nebulano, apparve un losco figuro avvolto in un mantello nero con in braccio un minaccioso fucile pronto ad aprire il fuoco. Alle sue spalle si delinearono minacciose le figure di altre cinque o sei persone ( Sappiamo da  Antonio Caiazza della presenza di una donna, Telese Carminella di Giffoni Valle Piana e di Andrea Ferrigno di Acerno). Il Maratea capì subito cosa stava avvenendo, balzò di scatto in piedi e gridò ad alta voce : “E’ Cerino, e’ Cerino ! “ Immediatamente ,seguito dagli altri, si rifugiò nella farmacia e afferrate le gigantesche porte stava tentando di chiudere. Il tentativo fu vano. Fu raggiunto in pieno petto da una scarica di pallotole. Il Cerino entrò nel locale e gridando a gran voce la sua vendetta, fece partire moltri altri spari che uccisero il Maratea( che rimase in coma per un giorno ) ed il Gubitosi. Il Budetta ingaggiò una disperata lotta ma fu ben presto domato. I due ragazzi furono rilasciati con la minaccia di non riferire a nessuno quanto avevano visto. Il Cerino ed i suoi complici fuggirono per Via Castello, sulla destra della piazzetta, verso la località detta “la Fontanella” portando con loro come ostaggio il prete Don Nicola Budetta, che ebbe una triste sorte. I briganti salendo per un irto sentiero, raggiunsero la tempa del “ Battaglione “ lungo la strada che conduceva a Montecorvino Pugliano. In località “ Tempa degli Impisi”a ridosso della frazione Nuvola, il Budetta fu fatto distendere a pancia a terra, fu afferrato per i capelli e scannato.

Nei Registri dello Stato Civile del Comune di Montecorvino Rovella – Atti di morte 1866 – e nei Registri parrocchiali della Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo , questa triste testimonianza :

  1. Budetta Nicola, di anni 74, deceduto l’11 agosto 1866, alle ore 21, nelle vicinanze della frazione Nuvola. Fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria della Pace.
  2. Gubitosi Domenico, di anni 48, deceduto l’11 agosto 1866,alle ore 20, nella Farmacia del Leone. Du sepolto nella Chiesa dei Cappuccini – S. Maria degli Angeli.
  3. Maratea Gaetano, di anni 47, deceduto il 12 agosto 1866, alle ore 16, nella sua casa, senza aver mai ripreso conoscenza e dopo lunga agonia. Fu sepolto nella Chiesa dei Cappuccini – S. Maria degli Angeli.

 

L’episodio suscitò molto scalpore e molto terrore sia a Montecorvino Rovella che nei paesi vicini, e, il generale Pallavicini della zona militare di Montecorvino, con un nutrito distaccamento di carabinieri catturarono Giuseppe Caruso, vicecomandante della Banda Crocco,e, in cambio della libertà e successivamente di una pensione di 100 lire al mese (scappò in America )si impegnò a dare la caccia ai suoi antichi amici grazie alla notevole conoscenza che aveva dei boschi, grotte e vari anfratti della zona. Fu nel dicembre del 1867 chela BandaCerinofu circondata nel Bosco di Bucito, in Basilicata,alle falde del Vulture,  e trucidata. Cerino fu ucciso. Aveva 26 anni.

La figura del Cerino è stata riabilitata da un manoscritto di Francesco De Biase, figlio del Presidente della Corte di Assise di Salerno, che aveva copiato a sua volta da un scritto di un lontano parente, dove appare una figura più umana e più sensibile di quella descritta. Si veda anche U.Di Pace su un articolo de “ Il Mattino “ di martedì 26.11.1996 pagg. 31 e 32

 

N.D.A. = Il racconto sopra descritto , riscontrato nella documentazione sopra citata, è stato confermato oralmente anche dall’Avv. Pasquale Budetta ( 1902 – 1983) e dal Sig. Domenico Salvati ( 1904 – 1994) .

 NUNZIO DI RIENZO