CittadinoNews – anno 2 n. 9

0
769

L’editoriale di Vladimiro D’Acunto
Carissimi/e utenti,
questa volta mi sia consentito partire riallacciandomi proprio alla Rubrica “in direzione ostinata e contraria” che ospita una frase di Don Milani, autore insieme a un gruppo di allievi di un opera “Lettera a una professoressa” (1967, ben prima del maggio ‘68). Ne prendo spunto e ispirazione per affrontare il tema di questo mese: la Scuola. Don Milani scrisse in un’altra occasione “Insomma io vorrei dei professori che accogliessero i miei ragazzi con riverenza e invece ho trovato solo pozzi di chiusura al mondo esterno”. Mi colpisce molto questa affermazione in quanto testimonia di come a distanza di quasi 50 anni la situazione scolastica e accademica italiana, senza voler generalizzare, non sia cambiata di molto. Mi riferisco, in particolare, al divario psicologico, alla “distanza” a volte incolmabile, per volere (e velleità) soprattutto di molti professori e insegnanti, che si crea tra docenti e discenti. Specie nel mondo accademico-universitario e specie in Italia il corpo docenti nazionale (per la maggior parte, non tutti) necessiterebbe di massicce iniezioni di umiltà, disponibilità, di accoglienza nei confronti degli studenti o degli allievi, esattamente come auspicava Don Milani. Scendere da quel piedistallo su cui certamente le loro capacità e sacrifici li hanno resi degni di salire, ma che in un mondo come quello scolastico, fatto di interazione, di attenzione, di crescita e rispetto reciproci, funziona solo fino ad un certo punto e meglio sarebbe, a volte, posizionarsi allo stesso livello di chi necessita l’istruzione. Trasmettere intelligenza rende intelligenti e la scuola italiana, a mio modesto avviso, produrrebbe molto di più se si operasse in quest’ottica di reciprocità. D’altronde, come soleva ripetere un filosofo di circa 2500 anni fa “a volte il Maestro deve rimanere allievo”.
Come sempre, buona lettura.