CittadinoNews anno 3 n. 2

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L’editoriale di Vladimiro D’Acunto

Ancora una volta ci rincontriamo sulle pagine del CittadinoNews, e Vi auguriamo un sereno inizio di Primavera.
A 8 mesi dalla sua elezione, Papa Francesco aveva affrontato il tema della corruzione, riferendosi in modo particolare ai “cristiani e ai preti corrotti”. Parole durissime (sistematicamente e accuratamente fatte passare in sordina dalla maggior parte dei media) quali “putredine verniciata” o “devoti della dea tangente” rimbombavano in quell’autunnale giorno di Novembre nella Chiesa di Santa Marta a Roma. Non è stato sicuramente un caso che proprio nella chiesa dedicata alla Santa patrona della vita “attiva” e lavorativa Papa Francesco abbia voluto tuonare contro l’azione passiva della corruzione e, in particolare, del corrotto che produce solo danno e mortificazione alla Chiesa e allo Stato. Cito testualmente: “Tutti conosciamo qualcuno che è in questa situazione e quanto male fanno alla Chiesa Cristiani corrotti, preti corrotti. Quanto male fanno alla Chiesa! Perché non vivono nello spirito del Vangelo, ma nello spirito della mondanità”.
Giorni fa, stavolta nella Basilica di San Pietro, di fronte a quasi 500 tra parlamentari e politici Papa Francesco ha ribadito con forza e – oserei dire – con durezza dottrinale il messaggio politico-religioso contro la corruzione. E’ stato sottolineato, infatti, che all’epoca di Gesù Cristo esisteva una classe dirigente distante, scollegata dal popolo, capace solo di inabissarsi nel baratro della corruzione tanto che “da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. E’ tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore, sì; perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti”.
La potenza disarmante di queste parole acquista un valore ancora più significativo se si pensa all’orario in cui sono state pronunciate e cioè, di prima mattina (intorno alle 7.00 – 7.30). Sembrerebbe quasi un suggerimento per i politici a riflettere, prima ancora di iniziare la propria giornata lavorativa, sul facile rischio di scivolare in quell’abisso da cui pare non ci sia via d’uscita…e di perdono.