CittadinoNews n 6 anno 3

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L’editoriale di Vladimiro D’Acunto

Tenendo ben presente che “l’anno che sta arrivando tra un anno passerà” esattamente come è già passato – strano, ma vero – questo 2014, il primo pensiero vola ai nostri affezionati lettori ai quali auguriamo di trascorrere le feste in serenità e insieme ai propri cari. Siamo felici e orgogliosi di avervi fatto compagnia con i nostri 6 numeri in questo anno abbastanza difficile, le cui parole chiave, forse, sono state “disorientamento”, “vuoto”, “superficialità”, “rassegnazione”, “odio”, “timore per il futuro”. È il grande nulla che ci accompagna, così lucidamente rappresentato “in ordine sparso” da Jep Gambardella/Toni Servillo, che si risolve in un banale grande apparire. Sembra sia sempre più difficile accettare il tempo che scorre, subendo e più raramente resistendo all’indifferente apparire della rete (ormai onnipresente) e della società. L’augurio abbastanza insolito che sentiamo di fare a chi ci legge è di “incamminarsi”. Sempre. Provare a scavare nel ricordo di quell’ingenua e pura adolescenza che dovrebbe infondere la forza di dire “non capisco cosa cerco ma, imperterrito, mi incammino”. È necessario anelare il movimento, essere sacerdoti di un dinamismo culturale, sociale, politico, ripudiando la sosta nella palude della staticità e dell’adeguarsi facilmente a qualsiasi cosa. Dovremmo cercare di non piegarci, chinando sommessamente il capo, alla “buona notte” tanto temuta da Dylan Thomas, nei confronti della quale il poeta gallese consiglia fortemente di “non andarsene docile”, ma di “infuriarsi, infuriarsi contro il morire della luce”. Bisogna infatti passarla la nottata, attraversare il lago immobile dentro e fuori di noi, con tutti i rischi che comporta, riemergendone e puntando dritto verso il sogno immaginifico. La buona notte possiede mille volti: spesso è rinuncia, sfiducia, sudditanza nei confronti dei potenti, menefreghismo, prevalere della violenza, paura, sonno della ragione; mai coricarsi abbandonandosi a tali stati d’animo. Le uniche armi da impugnare, infuriandosi e infuriandosi, potrebbero essere il senso critico, incisività di pensieri, l’incandescente ironia e la franca umanità, equilibrio e lucidità di giudizio, autonomia e dignità culturale, politica, professionale. Insomma, rispondere colpo su colpo, lottando contro qualsiasi tipo di asservimento nei confronti della società e del potere. Svegli e mai dormienti, perché chi è un uomo libero non può starsene a dormire. Auguri.

Non andartene docile in quella buona notte

Non andartene docile in quella buona notte,
i vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;
infuria, infuria, contro il morire della luce.
Benché i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta,
perché dalle loro parole non diramarono fulmini
non se ne vanno docili in quella buona notte,
I probi, con l’ultima onda, gridando quanto splendide
le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
s’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,
troppo tardi imparando d’averne afflitto il cammino,
non se ne vanno docili in quella buona notte.
Gli austeri, prossimi alla morte, con cieca vista accorgendosi
che occhi spenti potevano brillare come meteore e gioire
s’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
E tu, padre mio, là sulla triste altura maledicimi,
benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose, te ne prego.
Non andartene docile in quella buona notte.
Infùriati, infùriati contro il morire della luce.
(Dylan Thomas)