Cocktail che fanno “male”

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[box_success]di Ivan Cbele[/box_success]Questo mese parlerò di alcuni cocktail che fanno “male” alla testa o se presi in  dosi esagerate anche al resto dell’organismo.

Long island iced tea

La ricetta comune , ma ne esistono delle varianti, prevede la miscelazione in un bicchiere highball di vodka, gin, rum chiaro, triple sec, sour mix (una miscela di succo di limone, zucchero e acqua) e completando con uno spruzzo di coca cola. La ricetta come si vede non prevede l’uso di tè, ma il nome è dovuto al fatto che il cocktail si deve presentare come un bicchiere di tè freddo e può ricordarne anche il gusto. La versione più attendibile relativa alle origini del Long Island Iced Tea lo colloca nel 1974, nella città di Babylon, Long Island, l’isola di fronte a New York. Pare che ad inventarlo sia stato un barman di nome Robert “Rosebud” Butt, impiegato all’Oak Beach Inn, punto di riferimento per la vita mondana e notturna di Long Island. Secondo altri, il Long Island Iced Tea nacque negli anni Venti, in una comunità di nome Long Island a Kingsport, in Tennessee. Durante gli anni del proibizionismo le persone iniziarono a favorirlo perchè in grado di mascherare il fatto che stavano bevendo alcolici. Le due storie sono in parte contrastanti, e generano opinioni divergenti: per molti, la storia per cui il Long Island sarebbe nato in pieno proibizionismo per sfuggire ai controlli anti-alcol è del tutto inventata. Del resto, vista la grande varietà di liquori necessari per la preparazione, sarebbe anche difficilmente credibile in un periodo in cui già il reperimento di un solo alcolico era complesso e perseguibile dalla legge. Versioni più buffe attribuiscono la miscela ad alcune casalinghe che mescolarono superalcolici presi a caso dalla scorta di casa con cola e succo di limone per bere qualcosa di alcolico, o ad un uomo che lo creò con le fattezze di una bibita analcolica per sfuggire alla severità della moglie.

La pace dei sensi

Nasce  al  Des Allees nel ’96 come cocktail ad alta gradazione alcolica (vedi figura). La ricetta originale prevedeva una base di gin , una parte di fragolino (il tipico liquore alle fragoline di bosco), sciroppo di fragola,  fuoco di russia, e un cucchiano di alcool puro . per la difficoltà a reperire il Fuoco di russia (probabilmente  andato fuori produzione) lo si è  sostituito col Furore di prussia anch’esso oggi introvabile e quindi rimpiazzato dal Latte di suocera. Questi tre liquori sono dei distillati aromatizzati con miscele di erbe ed hanno la caratteristica di avere una gradazione alcolica di 70° i primi due e 75° l’ultimo. Ad oggi l’alcol puro non si utilizza più poiché una serie di eventi ne hanno sconsigliato l’aggiunta: una totale assenza di sensi che dopo ore di riposo sotto la pioggia sono culminati con l’abbandono sullo zerbino di casa; una scivolata che ha avuto, per fortuna,  come conseguenza, per i due malcapitati, solo delle abrasioni; due bicchieri pieni rotti, non volutamente, sul bancone del bar; etc….

Rusty nail

Questo si prepara miscelando in un bicchiere old fashoned, scotch wiskey  e drambuie ( è un liquore scozzese che si ricava aromatizzando il wiskey con miele e erbe) e completando con una strizzata di  buccia di limone. Il Rusty Nail, che tradotto in italiano significa appunto chiodo arrugginito, ha proprio il color ruggine tipico del ferro ossidato. Ho trovato, infatti, diverse versioni sulla nascita del Rusty Nail. Una vuole che questo cocktail sia stato creato nel 1942 per l’artista Theodore Anderson in un bar hawaiano. Un’altra secondo la quale il Rusty Nail  fu inventato nel 1950 nel Club 21 di New York da Norman MacKinnondiscendente del clan MacKinnon da sempre custodi della leggendaria ricetta del  Drambuie  di cui si compone il drink. Un’altra versione vuole che il Rusty Nail sia stato inventato dal famoso barman italiano Donato Antone detto ‘Duke’nel 1950 circa, per chi nel dopoguerra voleva bere un cocktail dal gusto deciso dopo essere stati abituati a bere whisky and soda. La particolarità del nome, a quanto sembra, si deve all’usanza dei barman scozzesi immigrati in America che, per la poca simpatia che provavano per i loro ospiti, mescolavano le loro bevande con un chiodo arrugginito.

Agnese

È un cocktail creato da me al Des Allees nel 2004, nasce per venire incontro alle esigenze di Agnieska, una barmaid che volevo un long drink secco che avesse la caratteristica di cambiarle l’umore. In più si desiderava anche che fosse “elegante e suadente”, che appagasse la vista, l’olfatto e il palato. Il risultato finale soddisfò perfettamente le sue richieste al punto che decise di darle il suo nome.  Va preparato in un highball pieno di ghiaccio che già presenta un fondo di Bitter Campari, sul quale si versano vodka e triple sec precedentemente shakerati, e si completa con lo spumante. Va poi guarnito con un orange twist (una scorzetta di arancia a spirale).[box_tip]Ivan Cibele per “CittadinoNews”[/box_tip]