Cos’è l’Asia Centrale?

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Oggigiorno, da un punto di vista politico, è definita Asia Centrale la macroregione che dal Mar Caspio va fino alla Cina nord-occidentale.
Convenzionalmente è anche chiamata Turkestan, includendo tutti i popoli parlanti lingue turche fatta eccezione per il Tagikistan, abitato da parlanti iranofoni. Gli stati che appartengono alla macroregione del Turkestan sono Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, regioni diventate indipendenti dopo il crollo dell’ex-URSS. Da un punto di vista climatico e per certi versi storico, l’UNESCO include nella regione centroasiatica anche la parte orientale e nord-orientale dell’Iran, l’Afghanistan, il Pakistan occidentale e settentrionale, l’India settentrionale, la Mongolia, la Cina occidentale (Tibet incluso) e le regioni russe meridionali.
La macroarea centroasiatica è la cosiddetta “via carovaniera del mondo antico”. È tra i suoi territori che venne stabilita e battuta la famosa Via della Seta, un reticolato di oltre 8000 chilometri di rotte terrestri, fluviali e marittime che collegavano i popoli del Mediterraneo ad Ovest con l’Oriente fino al Giappone all’estremità orientale e all’India a Sud. Per forza di cose era d’obbligo il passaggio nelle regioni centroasiatiche, famose per aver dato dimora ai più importanti avamposti commerciali ma anche culturali che hanno permesso la diffusione, sì, di merci pregiate molto ricercate da entrambe le parti, ma anche idee di regalità, tecniche di artigianato e di guerra, nonché di religioni. Il nome Via della Seta non è antico quanto le sue rotte: fu solo nel 1877 che un geografo tedesco, Ferdinand von Richthofen, pubblicò un Tagebücher (un giornale di divulgazione scientifica) dedicato alla Cina e nella cui introduzione parla di una Seidenstraße, “Via della Seta” per l’appunto.

In pochi sanno che una delle religioni orientali più conosciute, il Buddhismo, ha visto la sua fortuna proprio grazie alle vie carovaniere dell’Asia Centrale nonostante l’immaginario collettivo lo voglia nato e maturato in Estremo Oriente, sebbene sia una corrente indiana di cui parleremo più in dettaglio nell’articolo dedicato all’Asia Meridionale e al subcontinente indiano. Merci, figure sacre, ma soprattutto manoscritti hanno viaggiato in entrambi i versi creando anche delle vere e proprie biblioteche ricchissime di testimonianze scritte importanti, oggi, per lo studio sia dei popoli che concorsero alla magnificenza della Via della Seta sia al diffondersi di idee e culti dall’uno all’altro verso e viceversa. Di inestimabile valore è la cosiddetta “biblioteca di Dunhuang,”, un avamposto-oasi situato nell’odierna regione cinese del Gansu, che raccoglieva decine di migliaia di manoscritti in varie lingue e di vario argomento oggi digitalizzati e disponibili a tutti coloro interessati a studiarne contenuti e significati.
Ma non solo il Buddhismo viaggiò lungo le rotte centroasiatiche: altre religioni e scuole di pensiero del mondo occidentale, come varie forme di Cristianesimo o culti mediorientali diversi dall’Islam come il Manicheismo o lo Zoroastrismo, raggiunsero l’Oriente. L’Islam si è fatto strada verso l’Oriente proprio passando per l’Asia Centrale sin da quando, nel VII secolo, le popolazioni arabe conquistarono ciò che rimaneva dell’ormai debole regno persiano dei Sasanidi e passando per le cosiddette satrapie (unità amministrative in vigore nell’antica Persia) orientali si fecero poi strada, con l’avanzare dei secoli, nella Cina Meridionale e Nord-occidentale, nell’Asia Meridionale fino al Sud-Est Asiatico terrestre e marittimo.

Come è evidente, l’importanza storica dell’Asia Centrale è imprescindibile per comprendere sia le culture mediorientali a Ovest e quelle panindiane ed estremorientali ad Est e di fatto, nel prossimo numero, la sua importanza verrà rielogiata poiché parleremo di Asia Meridionale e subcontinente indiano.

Alfonso Cesarano