Cos’è l’Asia meridionale

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L’Asia Meridionale è, per convenzione, quella macroregione asiatica che dall’altopiano iraniano va sino all’estremità Sud del subcontinente indiano. Geograficamente si ritiene spesso inesatto includere Iran e Afghanistan poiché climaticamente e culturalmente più vicini alla regione centroasiatica di cui abbiamo già discusso. Indi per cui, secondo l’ONU, l’Asia Meridionale include sette nazioni: Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, Pakistan e Sri Lanka. Non è un caso, quindi, che quella politicamente definitiva macroregione asiatica meridionale sia geograficamente quella più comunemente conosciuta come subcontinente indiano (fig.1).

Il subcontinente indiano costituisce un’area culturalmente molto importante per gli studi sulla storia antica dell’umanità. Di fatto è proprio almeno dal III millennio a.C. che troviamo, nella valle dell’Indo – più o meno corrispondente all’odierno Pakistan sudorientale – due delle più antiche civiltà conosciute al mondo, quella di Harappa e di Mohenjo-daro, complessivamente chiamate “civiltà dell’Indo.” Quasi due millenni più tardi fecero la loro comparsa le popolazioni degli Arii che, sospingendosi sino al Nord dell’India fondarono una nuova civiltà molto importante dal punto di vista archeologico ed esegetico, la civiltà vedica. Fu proprio grazie alle popolazioni vediche che i primissimi dettami della intricata filosofia indiana nacque e si sviluppò e anche la loro lingua, il Sanscrito, figlia diretta della famiglia indoeuropea prima, indoiranica poi, ancora oggi oggetto di studi da parte di molti filologi, linguisti, storici ed archeologi. La cultura vedica diede alla luce quelle che sono le opere letterarie di più inestimabile valore per la civiltà indiana d’oggigiorno: i Quattro Veda. Scritti in una variante del Sanscrito definita, per l’appunto, Sanscrito Vedico, i Quattro Veda sono “Collezioni di Conoscenza,” che si suddividono sommariamente in parti ritualistiche, liturgiche, magiche e di commento.

Molto importanti, poi, furono le varie dinastie che si susseguirono in tutto il subcontinente indiano che si fecero patrocinanti dell’una o l’altra corrente religiosa e filosofica per motivi, inutile dirlo, spesso più politici che di mera devozione. A un certo punto della storia indiana, così come erano numerose le etnie, le lingue (indoeuropee al Nord e dravidiche al Sud), gli usi, i costumi e persino le arti, tanto numerose furono le eterodossie nate dal pensiero vedico, alcune più fortunate di altre, come ad esempio l’Induismo. Ma l’India fu anche il luogo in cui nacque il Buddha storico, conosciuto come Gautama o Shakyamuni, e da lui quindi il Buddhismo, oggi paradossalmente del tutto assente in India, mentre molto seguito al di fuori del subcontinente come ad esempio in Tibet, Cina, Corea, Giappone e alcune forme sincretiche nel Sud-est Asiatico come l’Indocina e l’isola di Bali in Indonesia. La dinastia che più tra tutte si fece portavoce del Buddhismo all’interno e all’esterno del subcontinente fu quella dei Maurya col famoso re Ashoka, elogiato dalla letteratura sacra buddhista come un grande protettore e promotore degli insegnamenti del Buddha, spesso e volentieri incisi su pietra (fig.2), su tavole o colonne, disseminate in un’area vastissima che dall’Asia sudorientale va fino all’Africa del Nord.

La colonizzazione europea dal XVI secolo ha poi mutato molti di questi scenari: portoghesi e francesi prima, inglesi poi, tutti si accorsero della ricchezza di materie prime di quei territori e mentre i primi si concentrarono sulle zone costiere in quanto abili navigatori, i secondi colonizzarono tutto il Nord dell’India e, infatti, la presenza inglese in India è stata molto duratura, con effetti ancora oggi tangibili, dalla cui l’India si liberò definitivamente solo nel 1947, seguita un anno dopo da Ceylon (poi dal 1972 chiamato Sri Lanka), dalle Maldive nel 1965 e, a seguito di una guerra separatista, nel 1971 la regione orientale del Pakistan si proclamò indipendente e prese il nome di Bangladesh. Solo Bhutan e Nepal non furono mai colonizzati dagli europei ed è per questo, forte, che spesso e volentieri le più antiche pratiche e usi della cultura del subcontinente si sono meglio conservate proprio in quelle terre.

Inutile ribadire quanto altro ci sarebbe da dire sulla storia millenaria del subcontinente indiano, ma per motivi di spazio mi sono limitato a presentare i punti centrali che ne hanno forgiato la storia e l’immagine. Nel prossimo numero affronteremo la storia della macroregione asiatica più “estrema”, per fare un gioco di parole, quella appunto dell’Estremo Oriente, coi punti salienti circa la storia e la cultura di Cina, Corea e Giappone.

Alfonso Cesarano