Dall’arrivo a Medina alla morte di Maometto. Breve storia della nascita dell’Islam (Parte 3)

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Due uscite fa ci eravamo lasciati con l’arrivo degli Emigrati guidati da Maometto a Medina, il 24 settembre del 622.
Ad ospitarli furono i medinesi, chiamati “Ausiliari”,  i quali gli daranno riparo e sostegno, tanto da essere considerati dal Profeta come dei fratelli, uniti sotto il segno della fede. Gli Emigrati però dovettero ben presto trovare un modo per sostenersi autonomamente e decisero di tendere imboscate alle numerose carovane di commercianti che attraversavano la penisola arabica. Tra queste vi erano molti meccani e non fu un caso che proprio contro quest’ultimi si rivolsero i raids degli Emigrati.

Inizia così una nuova fase del primo Islam, più guerrafondaia. Questo passaggio è possibile comprenderlo anche nei versi del Corano, tant’è che alcuni studiosi sono riusciti a distinguere i passi scritti a Mecca da quelli di Medina proprio sulla base dei contenuti.
E così, per esempio, sono dette perlopiù medinesi le Sure in cui vengono trattati argomenti di materia amministrativa, giuridica o bellica perché i fedeli, una volta giunti a Medina, cominciarono ad acquisire una propria identità dandosi delle regole sociali ben precise e una migliore organizzazione “militare”. Fu in questo periodo che furono introdotte le prime norme che hanno portato l’Islam a differenziarsi dalle altre religioni: la direzione della preghiera, verso Mecca e non più Gerusalemme, e l’introduzione del mese di digiuno del Ramadan.fig. 1 muhammadun arabo cittadinonews
Al termine del primo mese di Ramadan, i seguaci di Maometto (fig.1 nome scritto in calligrafia araba) sconfissero presso Badr un nutrito gruppo di meccani. Soltanto un anno dopo, però, i credenti subirono la risposta dei meccani, sul monte Uhud, dove lo stesso Profeta fu ferito. I musulmani però non si diedero per vinti e potenziarono le difese della città di Medina.
In questo modo, quando nel 627 (5° anno dell’egira), la città fu presa d’assedio da un esercito di quasi 10000 meccani, i medinesi resistettero barricandosi all’interno delle mura e sfiancando l’avversario che, dopo venti giorni, fu costretto alla resa.

I musulmani acquistarono così sempre più potere e Maometto ne approfittò per delineare meglio l’Islam introducendo nuove regole, quali l’elemosina e la preghiera. Per l’ultimo tassello, il pellegrinaggio a Mecca, c’erano da superare le ostilità dei clan locali che ora avevano ben chiaro quanto potente stesse diventando la comunità di credenti. I seguaci di Maometto poterono compiere il rito intorno alla Ka’ba di Mecca (fig. 2) nel 629 grazie a un accordo raggiunto con i meccani che stabiliva una tregua tra i due schieramenti.
Il patto però non fu rispettato e il giorno 10 del Ramadan dell’ottavo anno dell’egira (1 gennaio 630) Maometto guidò 10000 uomini a Mecca dove i clan locali non opposero resistenza decidendo di convertirsi all’Islam. In quest’occasione, il Profeta distrusse gli idoli presenti nella Ka’ba e nei santuari vicini.fig. 2 ka'ba mecca cittadinonews

Nei mesi che seguirono, i musulmani sottomisero altre città della penisola arabica riscuotendo numerosi sostegni in Arabia, Yemen e Oman. Nel momento in cui Maometto lasciò questo mondo, l’8 giugno del 632, i cosiddetti cinque pilastri dell’Islam erano già stati eretti: l’esistenza di un solo Dio e del suo Messaggero, i cinque momenti della preghiera nell’arco di una giornata, il digiuno nel mese di Ramadan, il pellegrinaggio a Mecca e l’elemosina. Secondo le fonti, l’amico del Profeta, Abu Bakr, rassicurò i credenti rimasti senza pastore rivolgendo loro le seguenti parole: «Chi adorava Maometto, sappia che è morto ma chi adora Dio sappia che Egli è il Vivente e non morirà mai!».

Termina con le parole pronunciate da Abu Bakr questo breve percorso che spero sia stato fonte di conoscenza e di riflessione su una religione che spesso vediamo così lontana e diversa da noi ma che, invece, è più vicina di quanto pensiamo.

Fausto Mauro

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