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Domanda: quando è che ci rendiamo conto che piccoli, nuovi atteggiamenti e/o comportamenti diventano parte integrante del nostro abituale modus agendi/operandi?

Risposta: quando questi diventano irrinunciabili.

Salve a tutti e ben trovati, oggi parliamo delle nuove abitudini del consumatore.

Mi sono accorta nell’ultimo periodo di come io, in veste di consumatore, sia inesorabilmente cambiata. Credo di essere sempre stata, in fatto di acquisti, il giusto connubio tra saggezza e frivolezza; e parlo di qualsiasi tipo di acquisto, dal capo di abbigliamento al pacco di biscotti: una consumatrice a tratti esperta e scaltra, a tratti desiderosa di cedere al mercato alle sue innovazione e tentazioni. Spesso ho “smascherato” il marketing e le sue becere strategie…e mi sono sentita “forte” a navigare contro-corrente. Altre volte la “piena” mi ha investita… in pieno (!) e sono stata la più facile preda dell’azienda X a cui è bastato un messaggio subliminale per ottenere il mio consenso e i miei denari senza riserve.

Il povero consumatore della nostra epoca, essendo dotato (ahimè!) di risorse finite (molto finite!) è costretto a correre ai ripari. Cosa potrà mai aiutare i consumatori deboli e/o impulsivi e le vittime della pubblicità? L’informazione, forse?

Io credo di no. E riparto da me. Forse ciò che io ho sopra definito “giusto connubio tra saggezza e frivolezza” ha più la sostanza di un “precario equilibrio” e la mia esperienza e scaltrezza hanno trovato il loro nutrimento in una nuova dipendenza: l’informazione. Ebbene sì, sono anche io vittima da “recensione”. Come molti altri poveri consumatori del nostro tempo mi pare sia diventato impossibile fare un acquisto senza aver prima dato uno sguardo a ciò che in internet si dice al riguardo. Ho scoperto milioni di siti internet, blog, pagine Facebook in cui c’è sempre qualcuno che ha provato qualcosa e dice la sua.  Mi sono resa conto della esistenza di un pericoloso circolo vizioso che ci porta ad essere non solo schiavi della pubblicità ma anche soggiogati da quelli che nel marketing si chiamano opinion leaders. In rete c’è un guru o una guressa per ogni cosa, per ogni acquisto: dal make-up ai farmaci. E noi consultiamo gli esperti di turno alla vigilia dei nostri acquisti, quelli importanti ma anche quelli di poco conto. Un bravo professore di Economia mi spiegò come mai in tempi di crisi aumentano le vendite dei rossetti. Occorre aggiungere: “Sì. Sempre che Cliomakeup mi abbia dato un buon feedback a riguardo!”.

Il consumatore attento legge le recensioni prima di uscire di casa; i maniaci dello shopping cercano conforto in rete dopo aver speso un patrimonio sulla scia dell’impulso, sperando di trovare cinque stelline di gradimento. Ma la nostra vita può dipendere dal “rating”? Dal commento del “consumatore esperto” o del “recensore top”?

Convinta sempre più che tutti oggi consultano la rete anche per questi scopi, ho fatto una ricerca in proposito. Uno dei portali più noti in tal senso è “Ciao” e ho scoperto che “1,3 milioni di utenti hanno scritto più di 7 milioni di opinioni su 1,4 milioni di prodotti”. Bei numeri, senza dubbio.

Cercare informazioni è, quindi, lo strumento che consente al consumatore di essere più consapevole in fatto di acquisti o è una nuova forma di condizionamento al pari della tradizionale pubblicità? Cerchiamo di evitare le fregature e ci affidiamo ai pareri collettivi. Ma è anche vero che le aziende hanno in organico figure apposite che si occupano della comunicazione web: blogger, opinionisti, utenti che rilasciano feedback a pagamento (e molti, ad esempio, li becchi su TripAdvisor).

Ho iniziato l’articolo con una domanda; lo concludo con delle altre. Questa mania è una evoluzione del leggendario “passaparola”? Quanto ci condizionano le recensioni positive e negative? Quanto è lontano il tempo in cui si andava a cena fuori senza prima vedere “le stelle” su TripAdvisor e ci si chiedeva “chissà come sarà”? Le risposte al prossimo numero.

Antonella Viola

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