DEPRESSIONE: tutti i colori del buio

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[dropcap]M[/dropcap]i sento inutile. Non valgo nulla. Non ho voglia. Sono depresso. Chiunque abbia mai avuto a che fare con la Sindrome Depressiva, direttamente o indirettamente, ha sicuramente avuto modo d’ascoltare frasi di questo genere e, di conseguenza, avrà percepito l’inutilità di qualsiasi tipo d’intervento, dinanzi all’angoscia e ai sentimenti negativi che inducono il soggetto depresso in uno stato di prigionia emotiva e di allontanamento dal mondo. Non c’è nulla, ma proprio nulla, nella realtà esterna che possa sollecitare l’interesse del depresso.

Il Disturbo Depressivo Maggiore è con certezza un fenomeno universale e profondamente umano che oscilla tra la normalità e la patologia. Ogni persona, in qualche momento della propria vita, dall’infanzia fino all’età più avanzata, può sentirsi triste, incapace di provare piacere, abbattuta e svogliata senza sapere il perché. Molto spesso però si è depressi per qualche motivo: la separazione da una persona cara, un insuccesso scolastico o professionale, la perdita del posto di lavoro, il distacco da un luogo familiare, ecc. Tutti questi sono avvenimenti che provocano quella reazione che il linguaggio comune chiama dolore ma, quando i sintomi depressivi non hanno un evento scatenante o persistono per troppo tempo, c’è perdita di autostima e il senso del tempo e dello spazio cambia, portando alla percezione dell’impossibilità di uscire dalla situazione, allora si entra nella patologia.

La definizione scientifica oggi generalmente accettata, per definire cos’è la depressione, è quella fornita dall’American Psychiatric Association nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Nel DSM IV-TR la depressione rientra nello spettro delle Sindromi Affettive che inducono nel soggetto continue e manifeste alterazioni dell’umore. Per diagnosticare tale disturbo è necessario che siano presenti cinque o più dei seguenti sintomi per un periodo che va dalle due settimane ai due mesi, tali da indurre un cambiamento nel soggetto rispetto alla funzionalità precedente. Il sintomo più importante è l’umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, associato a una marcata perdita d’interesse o di piacere in tutte o quasi tutte le attività quotidiane. Lo stato depressivo si manifesta con: dolori al capo, alla nuca e al dorso accompagnati da una riduzione dei movimenti spontanei e da irrigidimento della mimica, perdita di peso, diminuita capacità di riflettere e concentrarsi, pensieri ricorrenti di morte fino a tentati suicidi, tristezza, apatia, ansia, perdita della speranza, pessimismo e senso di colpa. Anche il linguaggio diventa più sterile, le risposte sono brevi e gli argomenti di cui trattare si riducono al minimo. Diventa tutto pesante e faticoso, muoversi, parlare, esprimere le proprie idee ed emozioni.

Si tratta di un male oscuro, un tunnel nero da cui è difficile uscire ed è fondamentale non ignorare i sintomi elencati sopra; il depresso è schiavo del suo stato d’animo che lo porta a lasciarsi andare, sprofondare sempre più giù, ma i suoi comportamenti sono una chiara richiesta d’aiuto!

Due sono i modi per trattare la depressione: la terapia familiare, dove si lavora insieme per uscire dagli schemi rigidi in cui si è incastrati, e la psicoterapia individuale. Nella fase iniziale è di fondamentale importanza creare una relazione empatica, lo psicologo deve accettare di soffrire insieme al paziente, in tal modo s’imparerà a parlare del proprio malessere, abbandonando le modalità disfunzionali prima utilizzate. Compito del terapeuta sarà anche informare i familiari, che in automatico sono investiti da tale patologia, che il depresso non ha un deficit di volontà, non soffre perché lo vuole, non lavora perché non vuole lavorare, ma perché non riesce a non soffrire e non ce la fa proprio a lavorare; il richiamo continuo a reagire e a confrontarsi con le proprie responsabilità è un atteggiamento che serve solo ulteriormente a colpevolizzarlo. Il depresso va rispettato, tanto profondamente quanto profonda è la sua sofferenza; va a volte ripreso anche con fermezza e richiamato alla realtà delle cose, ma sempre con l’intenzione di aiutarlo a curarsi, con la consapevolezza che oggi è possibile, grazie ai farmaci (purtroppo a volte necessari) e a consolidati approcci psicoterapici, guarire o recuperare una migliore qualità di vita.

Evitare la depressione? Si può!

Conservarsi in buona salute richiede una corretta alimentazione e, soprattutto, un’attività fisica non necessariamente pesante, ma regolare, generale, come passeggiare, salire le scale, prendere lezioni di ballo, insomma, ogni cosa che implica un uso attivo del nostro corpo. Queste attività allontanano dalla monotonia, dalla noia e dalla depressione. E’ fondamentale tenere in allenamento non solo il corpo ma anche la mente. Può essere utile fare piani, magari progettare un viaggio, anche se non abbiamo molte speranze di riuscire a farlo. Spesso ci si rallegra semplicemente a leggere cose curiose sui diversi paesi che volevamo visitare. Inoltre, ogni cosa che è fatta per migliorare la nostra abilità di andare d’accordo con la gente ci aiuta a essere dei buoni animali sociali che hanno la necessità di stabilire delle relazioni interpersonali per stare bene. Gli altri hanno sempre qualcosa da offrire ed è compito nostro trovare cosa possono insegnarci. Un altro modo di impedire tale patologia è sviluppare vie d’uscita per i nostri sentimenti negativi. Coltivare interessi occasionali bilancia il senso di vuoto che molto spesso si prova. Una qualsiasi attività creativa può indurre nel soggetto un senso di soddisfazione e aumentare la produzione di ormoni benefici per il nostro organismo. Infine, una sana vita sessuale (libera da giudizi di valore), è generalmente un toccasana per la salute e una buona soluzione naturale per contrastare noia e sensazioni di malessere psicologico.

Depressione, si salvi chi …Vuole!

Dott.ssa Grazia Imparato