Doppia preferenza – equilibrio o distorsione?

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L’argomento più discusso di queste elezioni, è senza dubbio la legge 23 novembre 2012, n. 215, ossia la possibilità di votare per due candidati di sesso diverso all’interno della stessa lista. La norma ha introdotto disposizioni volte a promuovere l’equilibrio delle rappresentanze di genere nelle amministrazioni locali e così cita: “nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore a due terzi”. Nonostante la legge sia chiara, in occasione delle elezioni amministrative si è fatta la corsa all’inserimento di almeno 5 donne in lista, quasi come se loro non siano una conquista di parità sessuale, ma al contrario oggetti (o pacchetti di voti) che assicurino l’eleggibilità di una lista. Le compagini politiche si sono dunque confrontate/affrontate dai palchi, composte per 1/3 da candidati donne, ma tirando le somme il giorno dopo i risultati elettorali, alcuni (un po’ tutti) hanno avuto da ridire.

Analizziamo dunque insieme l’esito del voto a Montecorvino Rovella.

Su 80 candidati alla carica di consigliere, 28 erano donne e 52 uomini, il che significa una presenza femminile nelle liste pari al 54% di quella maschile. A dimostrazione della veridicità di questo dato, le candidate elette in consiglio sono 8 su 16: ovvero il 50% del consiglio comunale. (6 uomini e 5 donne in maggioranza e 2 uomini e 3 donne in minoranza).

La doppia preferenza di genere è stata utilizzata dal 26,65% degli elettori (10.165 – 8.026 = 2.139).

Poco più di 1/4  gli elettori che hanno dato la loro preferenza a due candidati di sesso diverso. Voci di popolo fanno supporre che la maggior parte di questi votanti abbiano accordato la preferenza a una donna solo come affiancamento a un candidato maschio. Questo dovrebbe significare che di quei 2139 voti doppi, la stragrande maggioranza sia andata a favore delle donne, con una percentuale di voti per le candidate superiore al 26%. Ma non è stato esattamente così.

Mettiamo a rapporto la quantità di voti ai candidati e la quantità di voti alle candidate (0,73 ovvero, i voti alle candidate sono il 73% di quelli ai candidati). Ma poiché, come ricordato prima, il numero delle candidate è inferiore a quello dei candidati (poco più della metà), è necessario ridurre le cifre facendo la media dei voti ottenuti a seconda del genere.

Il numero medio dei voti ottenuti da tutti gli 80 candidati è 127,06. Quello degli uomini è 113,15, quella delle donne è 152,89. La media generale è più vicina al valore dei maschi in quanto essi sono in maggioranza. Il rapporto tra la media delle candidate e la media generale è 1,20. Ciò significa che il vantaggio delle donne è stato del 20%, mentre lo svantaggio per gli uomini è stato del 8,9% (0,89 il rapporto tra la media dei maschi e quella generale).

Un altro dato, più semplice, si ottiene dal raffronto delle differenze tra le percentuali dei candidati e delle candidate e le percentuali dei voti ottenuti per genere rispetto al totale: i candidati sono il 65%, i voti da loro ottenuti sono il 57,88% (-7,12), mentre le candidate (35%) ottengono il 42,12% dei consensi (+7,12)., frutto, appunto, di quel 20% di voti medi in più per le candidate.

Queste cifre basse non farebbero pensare a un aumento consistente del numero di donne in Consiglio Comunale. Per capire il meccanismo che ha portato ben 8 donne in consiglio dobbiamo prendere in esame le prime 3 liste. In cima alla classifica delle preferenze risulta Milena Salvatore di PrimaVera Cittadina, la più votata degli 80 candidati, con 433 voti (seconda della stessa lista, Stefania Quaranta con 290). Nella lista vincente Marisa Stabile con 375 (seconda solo a Corrado Volpicelli il più votato tra i 58 uomini, con 380 preferenze) e Simona Alfani con 289 voti (4° eletto). Anche per la lista classificata al terzo posto abbiamo una donna in cima alla classifica, Biondina Coralluzzo con 328 voti.  Quindi tra 80 candidati, ben 5 donne risultano tra i primi 7 più votati (Milena Salvatore, 433 – Corrado Volpicelli, 380 – Marisa Stabile, 375 – Biondina Coralluzzo, 328 – Carmine Fabiano, 314 –  Stefania Quaranta, 290 – Simona Alfani, 289).

Prendendo ora in esame la lista vincente si evidenzia che il 32,75% degli elettori (3648 – 2748 = 900) ha scelto di utilizzare la doppia preferenza. Se tutti loro (900) avessero dato la loro preferenza a una delle 5 candidate della lista, queste avrebbero avuto, in media, 180 voti in più rispetto ai candidati uomini. In realtà la  differenza tra le medie dei voti di candidate e candidati è pari a 64,87, non poco ma meno del risultato atteso (180). Il rapporto tra la media delle candidate e la media generale è 1.20, quello tra la media dei candidati e la media generale è 0.91 che significa  +20%, per le donne, e -9% lo svantaggio per gli uomini, arrivando così a un sovradimensionamento dell’6,11%.

Le donne in lista rappresentavano il 31,25% e ora nella maggioranza consiliare rappresenteranno il 45,45%. Con questi valori non è corretto parlare di distorsione del voto; anzi – dati alla mano – l’aumento della presenza femminile nel Consiglio e il grande risultato delle due donne più votate della maggioranza e le tre della minoranza, non è del tutto un effetto della norma sulla doppia preferenza, ma è frutto di una scelta precisa della lista che ha creduto fortemente in queste persone. Questo dimostra che le donne sono state candidature forti e non solo figure riempitive di lista.

La parità nella vita politica si avrà solo quando ogni lista sarà composta da 8 donne e 8 uomini (con o senza la legge 215 sopra citata), ma soprattutto quando la donna maturerà l’idea che è in grado di camminare da sola e, perché no, alle prossime elezioni si parlerà di inserire almeno 5 uomini in lista. Quest’anno con 28 candidate + 1 Sindaco donna si potevano comporre quasi 2 liste rosa, legge permettendo.

Tony Cicatelli