E…state su whatsapp!

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La chiamano “droga virtuale”. Questa nuova eccitazione sensoriale si assume per smartphone e viaggia forte ovunque. È un miscuglio di parole, immagini, suoni e vibrazioni. È WhatsApp. Una chat? Non proprio! Un servizio di messaggistica on-line? Ci siamo quasi! È la vera rivoluzione degli smartphone: un’App (applicazione) che consente di inviare/ricevere messaggi di testo con i contatti presenti in rubrica che, a loro volta, hanno istallato il programma sul proprio dispositivo. Provata gratuitamente, dopo dodici mesi di utilizzo necessita del pagamento di un canone annuo pari a 0,89 euro. Meramente banale se si considera la portata dell’innovazione e del servizio offerto. Un semplice telefonino, un sistema operativo Android, iOS, Nokia Symbian o Windows Phone che sia, una normalissima connessione dati-internet: il gioco è fatto. Un’ultima stima pare riportasse la cifra di oltre 27 miliardi di messaggi giornalieri scambiati tramite questa applicazione. Attenzione, messaggi intesi non solo come testo: per i più lesti, al via la condivisione di foto, video, registrazioni audio, contatti e posizioni Gps. È il modo più smart di sentirsi vicini seppur lontani, di immortalare un contesto e dopo un istante vederlo trasformarsi in commento attraverso il testo. Accontentate anche le dita più pigre e le menti meno avvezze alle corpose battute testuali: ci sono gli smile! Un nutrito ensemble di faccine sorridenti, occhiolini, linguacce, oggetti, gesti, simboli, maschere e via scorrendo a colpi di touch. Questi ultimi sono l’essenza inviata di un’emozione vissuta, di uno stato d’animo da condividere e attraverso un simbolo, percepirlo. Brillante intuizione approdata alle menti di Brian Acton e Jan Koum, ex gioiellini di casa Yahoo per oltre vent’anni. Da semplici operatori di marketing e del suo sistema web pubblicitario, da scontenti, e non poco, del loro vecchio ruolo di raccogliere dati sugli utenti o dai server per poi trasformarli in banner pubblicitari, eccoli in una nuova veste: gli strateghi delle App di successo. Così dinanzi ai microfoni radiofonici: “quando tre anni fa ci siamo messi a tavolino per avviare la nostra azienda, volevamo fare qualcosa che non fosse semplicemente un altro punto di smistamento di pubblicità. Intendevamo investire il nostro tempo per creare un servizio che consentisse di risparmiare soldi. Se fossimo riusciti a fornire tutti quei servizi, sapevamo di poter fare quello che la maggior parte delle persone cerca di fare ogni giorno: evitare la pubblicità. Nessuno si sveglia col desiderio di vedere altra pubblicità, nessuno va a dormire pensando alle pubblicità che vedrà l’indomani. Sappiamo che le persone vanno a dormire felici per aver chattato con un determinato amico e deluse per non aver ricevuto risposta da un altro. Vogliamo che WhatsApp sia il prodotto che vi tiene svegli di notte … e il prodotto che cercate alla mattina appena aprite gli occhi”. In casa WhatsApp, gli ingegneri sono sempre a lavoro su ogni possibile innovazione, smussano i difetti e aggiungono funzioni per poi lanciarle a suon di aggiornamento (ultimissime: la stupenda interfaccia grafica e l’originale chat di gruppo). Insomma la vera pubblicità di quest’App sono gli utenti, e la vera campagna di divulgazione la fa il fruitore stesso, aggiungendo un amico, un parente, fin anche un genitore. L’utente è avvolto da una dimensione immaginativa studiata per anni, badando a ogni singolo dettaglio per non essere eclissata da nuove trovate di messaggistica istantanea: vedi i vani tentativi vuoi di Viber, vuoi di WeChat. Avete ancora molto da imparare. Per quest’anno non cambiare, stessa App, stesso entusias… Mare.

Michele Carucci