Ebla, un tesoro tra le rivolte

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La Siria sta vivendo un intenso periodo di rivolte, causato dai sentimenti religiosi dei vari gruppi: gli sciiti alawiti, i sunniti, i cristiani e i drusi.  Dei primi fa parte il Presidente Bashār al-Assad, essi seguono un Islam con elementi innovativi e perciò non riconosciuti dai sunniti, ovvero gli ortodossi che obbediscono alla Sunnah (=Pratica) professata da Maometto. I cristiani (maroniti, greco-ortodossi, siriaco-ortodossi)  e i drusi (seguaci di una religione a stampo islamico che presenta elementi induisti, giudaici e cristiani) rappresentano delle semplici minoranze tuttavia favorevoli al Governo di Assad. Ma a preoccupare è il fatto che queste ribellioni possano danneggiare l’immenso patrimonio artistico-storico-culturale della Siria, la quale ospita molte città che un tempo furono centri nevralgici del Vicino Oriente, tra cui spicca Tell Mardikh, l’antica Ebla, sita a sud-est di Aleppo da cui dista circa 55 km.

Essa fu portata alla luce negli anni ’60 dalla Missione Archeologica Italiana in Siria dell’Università di Roma “La Sapienza”, diretta dal professor Paolo Matthiae. Il sito presenta l’Acropoli, una zona pianeggiante e le mura perimetrali. Il periodo in cui fiorì particolarmente fu nel XXV sec. a. C., ma fu distrutta nel 2250 a.C. dal re Naram-Sin di Accad, un popolo proveniente dalla Mesopotamia. Di rilevante importanza per il riconoscimento dell’antica città e per la civiltà che vi abitò sono stati: il Palazzo Reale “G” e gli archivi. Qui furono rinvenute migliaia di tavolette in eblaita (v. figura), una lingua simile al sumerico (l’80% dei termini sono sumerici) divise in: testi amministrativi, storici, lessicali e letterali. Dalle tavolette e dalle pochissime iscrizioni sappiamo che lo Stato ad Ebla era composto dal sovrano (detto en eb-laki), da un governatore locale (chiamato lugal) e dalla Tesoreria diretta dal lugal sa-zaki che imponeva la tassazione anche al lugal. L’economia era perlopiù agricola di tipo secco, fondata su orzo e granaglie, a causa del clima semi-arido; nonostante ciò il territorio presenta ampi pascoli e molto praticato era l’allevamento di bovini ed ovini. Questi prodotti venivano commercializzati con tutto il resto del Vicino Oriente… sì, proprio così: “commercializzati”.

Perché gli abilissimi mercanti eblaiti adottarono un sistema di compravendita (níšám) basato sull’argento ed oltre a prodotti agricoli e derivati dall’allevamento mettevano sul mercato anche manufatti tessili e metallurgici. Ma ciò che sorprende è che il commercio veniva direttamente gestito dallo Stato! (Stadio embrionale dell’economia pianificata, cara ai sistemi sovietici?). Grazie agli archivi, siamo a conoscenza che la cultura nell’antica Ebla fu molto curata, infatti sono state ritrovate tavolette contenenti: studi di scienze matematiche, fisiche e naturali; studi di botanica e mineralogia; manuali per l’apprendimento delle lingue straniere e alcune opere letterarie. Quella della città di Ebla fu una scoperta che apportò notevoli cambiamenti alla storia del Vicino Oriente e il fatto che fu condotta da una missione italiana, non può che inorgoglirci. La speranza è che questo sito, così come altri, non vengano danneggiati dalle ribellioni o dai governi locali (vedi il sacco al museo di Baghdad nel 2003, per il primo esempio e lo stato del sito di Pompei, ma anche di altri, per il secondo).

Fausto Mauro