ECCO PERCHE’ CI INNAMORIAMO

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[dropcap]I[/dropcap]mmaginate questa scena. Una festa, lui e lei, sguardi, vicinanza ed ecco che scatta la scintilla.
La dinamica sarebbe questa: si vede la persona, il polso accelera, le mani sudano, il respiro si fa corto ed è impossibile o quasi spiccicare parola, ci si accorge di quanto avviene al corpo e si conclude, quindi dopo e a causa dei fenomeni fisici, che si è innamorati. L’innamoramento è un fenomeno affettivo, pre-conscio e pre-volontario, in cui un individuo proietta sogni e attese in un altro, indipendentemente dalla sua volontà. Le dinamiche alla base dell’innamoramento, ampiamente studiate dalla Psicologia Evolutiva, sono ancora oggi argomento di dibattiti scientifici.

L’innamoramento è dato dall’intreccio di numerose teorie riguardanti una molteplicità di discipline, e oggi è accertato che possano esistere alcuni fattori che contribuiscono alla sua nascita e al suo sviluppo nel tempo, tra questi troviamo fattori fisiologici (quali l’odore, la postura, l’aspetto, ecc.) e fattori psicologico/emotivi.

Un ruolo chiave nel processo di scelta del partner è giocato dai “feromoni”, messaggeri chimici mediati dall’olfatto che sono secreti da particolari ghiandole situate dietro l’orecchio, nel cavo ascellare e nell’area genitale. Scegliamo il nostro partner sessuale sulla base dell’odore e pare che la preferenza di un “odore” piuttosto che un altro sia determinata dalla maggiore o minore compatibilità genetica tra due individui. Questo meccanismo, secondo Darwin, garantirebbe di selezionare il partner più compatibile e dunque favorirebbe l’evoluzione della specie.
Con il tempo le reazioni generate dall’organismo sono: l’eccitazione fisiologica e sessuale, il bisogno costante e impellente dell’altro, l’accelerazione psicomotoria e l’euforia. Si tratta di meccanismi tipici che si attivano quando nel nostro corpo sono presenti dosi massicce di Dopamina e Noradrenalina che ben presto lasciano spazio a sostanze meno “eccitanti” che garantiscono stabilità al rapporto.
Le sostanze in questione sono Ossitocina per la donna e Vasopressina per l’uomo che rappresentano i correlati biochimici di stati d’animo quali l’affetto, la dedizione e la cura per l’altro e sono attivati dall’abbraccio e dalle carezze.
Sicuramente tutto ciò è poco romantico ma reale, ci s’innamora in primis con il cervello!
In ambito psicologico l’innamoramento è una condizione che fuori di questo stato sarebbe definita patologica; meccanismi quali idealizzazione, identificazione e sopravvalutazione dell’altro a scapito di sé, intervengono come elementi del tutto naturali nel processo. Dentro di noi c’è un naturale bisogno di completezza. Senza accorgercene durante la nostra crescita, ci costruiamo un “Io ideale” che è la somma delle cose che in noi ci piacciono e delle cose che ci mancano.
Quando incontriamo una persona che ci colpisce, perché dimostra di avere uno degli elementi che compongono il nostro “Io ideale”, questo esplodere all’esterno e investe della nostra immagine interna quella persona che l’ha involontariamente provocato.
Secondo Freud nell’innamora-mento esiste un’idealizzazione dell’amato e la proiezione su di lui di sogni e aspettative è tale che non vediamo la persona com’è in realtà , ma come vorremmo che fosse, questo spiega perché una volta finito l’innamoramento le proiezioni vengono ritirate e si hanno quei commenti tipo: “Ma come ho fatto a innamorarmi di quello lì?”, passando così ad una denigrazione dell’oggetto prima tanto amato. Tale psicologia dell’innamora-mento è la stessa negli uomini e nelle donne, negli omosessuali e negli eterosessuali; il meccanismo d’innesco non cambia. È curioso sapere che per innamorarsi bastano dai novanta secondi ai quattro minuti ma che l’innamoramento che poi si trasforma in amore si ha solo quando la passione lascia spazio ai progetti futuri, l’individuo è pronto a mutare e i tentativi di salvare le relazioni amorose precedenti cessano. Molte donne o uomini commettono spesso l’errore di cercare un partner con il quale costruire un rapporto, prima di essere riusciti a costruire un rapporto con se stessi, saltando di letto in letto per cercare ossessivamente ciò di cui sentono la mancanza. Inoltre, a volte può accadere che inizialmente si è attratti da quelle stesse qualità che subito dopo cerchiamo di cambiare nel proprio partner. In altre parole, è come se si preferissero maggiormente rapporti immaginari a quelli reali, con persone in carne e ossa.
Questo accade perché la capacità di innamorarsi e restare innamorati non è così semplice da realizzare, essa è infatti considerata un punto di arrivo della maturazione psicobiologica dell’individuo. Perché sia realizzata, è necessaria che si manifestino due condizioni: essere capaci di accettare la dipendenza senza sentirsi in balìa o sottomessi all’altro ed esser capaci di lasciarsi andare. Non tutti ci riescono, le personalità patologiche, come quella narcisistica e psicotica, date anche da particolari situazioni di vita, difficilmente costruiscono rapporti veri e duraturi perché hanno paura di perdere il controllo della situazione.
In conclusione, accettando le tesi della biologia e della genetica, oggi si potrebbe dire che è facile innamorarsi e che tutti possono farlo, con il naso e con il cervello, ma che amare, con la mente e con il cuore, è un lusso che pochi riescono a permettersi!