Etica ed Estetica

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Non intendo abusare dei due termini: “Etica ed Estetica”, ampiamente ricorrenti in tanti studi e dibattiti, tantomeno ho la presunzione di affrontare le problematiche connesse alla relazione tra gli stessi, già oggetto di riflessioni e studi da parte di artisti, filosofi e pensatori nell’arco della storia, senza che, peraltro, ne sia stata individuata un’accezione univoca.

Desidero solo tentare una riflessione e coinvolgere i lettori su un aspetto che chiarirò di seguito.

Una semplice ricerca su “wikipedia” ci può dare l’idea del significato dei due termini, piuttosto sintetica e riduttiva rispetto a quanto presuppongono vari ambiti di pensiero.

> Etica: carattere, comportamento, costume, consuetudine;

> Estetica: … che si occupa del bello, della sensazione, della percezione.

Se cerchiamo di dare un senso più pragmatico ai due termini possiamo affermare che l’Etica attiene alle relazioni umane, nel senso più ampio possibile, senza alcun limite né temporale, né spaziale; l’Estetica attiene alla forma, all’armonia, alla composizione, alla geometria delle cose che ci circondano e che influiscono sulle nostre sensazioni.

L’aspetto su cui intendo riflettere è di come i due elementi si fondono, si relazionano, si influenzano nelle trasformazioni e nello sviluppo  di un territorio, nella definizione di un piano che prefigura il futuro di un luogo e, più in generale, di un ambiente in cui si esplicano relazioni umane.

Analizziamo tre categorie di valori: “appartenenza”, “narrazione” e “sostenibilità”.

L’appartenenza al luogo, alla comunità, non come dipendenza, ma condivisone dei propri destini, costruzione di un divenire comune, ci fa tutti partecipi della infinita vicenda umana che ci assicura il superamento dei nostri limiti fisici e temporali mediante l’affidamento della nostra vicenda personale alla permanenza della comunità.

La narrazione, il racconto, elementi temporali e spaziali nei quali si collocano il vissuto, il presente e, soprattutto, le attese per l’evoluzione futura delle vicende umane, che assumono il ruolo di depositarie della memoria storica – collettiva, intesa come ricordo, assimilazione, integrazione di un percorso comune e progressivo sul piano sociale e culturale; con la propria collocazione e riconoscimento all’interno di tale narrazione che ogni società, gruppo, individuo, nelle relazioni reciproche, riconosce la propria identità, la propria specificità.

La sostenibilità, la capacità di operare bene, trovare e mantenere le condizioni di un equilibrio dinamico nel processo costruttivo, far dialogare, in un ambito di equità, tutti i punti di vista e le diverse esigenze: ambientale, funzionale, storico, economico e sociale, spesso tra loro conflittuali.

Ebbene queste categorie di valori sono direttamente riconducibili a metodologie progettuali di pianificazione per la prefigurazione degli esiti di sviluppo del territorio ed ai suoi effetti.

Infatti con il riconoscimento ed il recupero degli elementi storicamente consolidati e specifici del territorio, della sua struttura morfologica naturale ed antropizzata, delle sue strutture geometriche rappresentative dei rapporti spaziali, in definitiva con il riconoscimento dello “spirito del luogo”  e la sua traduzione, in termini moderni, nella trasformazione futura vengono risaldati i processi di identità collettiva, di (ri)affermazione dei valori di “appartenenza” e di (ri)connessione alla “narrazione” delle vicende del luogo.

D’altra parte anche la definizione armonica degli spazi deputati all’aggregazione, in particolare quelli pubblici, consolida e favorisce relazioni sociali che condizionano e sono condizionati direttamente dall’etica, nella definizione che abbiamo assunto.

Come pure un corretto sviluppo del territorio, e più in generale una qualsiasi azione progettuale, non può prescindere dalla necessità di porre in sinergia, in relazione, in equilibrio, in armonia, le strutture che concorrono al suo sviluppo con la loro localizzazione nell’ambito generale, vale a dire in un sistema di “sostenibilità”.

Le tre categorie di valori esaminati sono quindi comuni ai rapporti umani ed ai processi di trasformazione dello spazio, più in generale del territorio, nei quali gli stessi rapporti si esplicano, interagendo con loro e regolandoli, con un continuo prefigurarsi nel tempo.

L’Etica e l’Estetica, nel senso assunto, sono reciprocamente influenti e diventano gli elementi portanti del rapporto tra la collettività e gli spazi, naturali ed antropizzati, che essa stessa si prefigura, realizza e conserva.

Il senso e le finalità delle mie riflessioni sono nel riconoscimento che la prefigurazione, realizzazione e conservazione di spazi, naturali ed antropizzati, “armonici”, capaci di promuovere “relazioni”, cioè con specifici “valori estetici”, favorisce l’affermarsi di analoghi “valori etici”; come pure è valido l’esatto contrapposto, nel senso che una prefigurazione spaziale promossa da specifici “valori etici” produce una configurazione spaziale di analoghi “valori estetici”.

L’attuazione simultanea e sinergica delle due condizioni possono produrre un’autogenerazione vicendevole, in un circolo virtuoso (attualmente appare vizioso), che porta ad esaltare sempre di più, positivamente, quei valori sintetizzati nei due termini: Etica ed Estetica.

In definitiva, per un futuro che affermi la centralità della persona, con le sue relazioni, in una società non settoriale ma equa, dove non prevalgano le esigenze meramente funzionali e strumentali, bisogna consolidare una rinnovata “Etica” morale, politica ed economica, contestualmente pianificare spazi, ambienti e territori armoniosi, con una rinnovata “Estetica”, affinché si possa (ri)costituire quel circolo virtuoso di esaltazione reciproca dei due valori.

Renato Oronzo