Europa 0 – Grecia 1

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Attualmente credo sia la parola (o il concetto) più usata del momento. Quante volte il termine “Europa” è evocato dai mass-media (da pronunciare “mèdia” perché è latino e non “mìdia”, perché non è inglese), da amici, conoscenti e politici nelle istituzioni, nelle assemblee o magari di fronte ad una birra o ad una pizza? Innumerevoli volte, senza dubbio. Ma da dove deriva questo termine? Ebbene, deriva ancora una volta da quella sorgente eterna ed inesauribile chiamata Grecia, fonte rinnovabile di civiltà e cultura che alcuni (qualche greco compreso) vorrebbero fuori dall’Europa. Non esiste ragionamento più insensato. L’etimo deriva dalla lingua greca antica Ευρώπη/Euròpe costituita dal suffisso positivo eu = “bene” + rope = “irrigato”, oppure – e personalmente preferisco immaginare ed accogliere quest’altra etimologia – da eurus = “vasto, ampio” + op(s) = “vista, sguardo” e quindi, “dall’ampio sguardo”. Etimologia più bella, suggestiva, “lungimirante” e sognante di questa non credo esista, soprattutto quando la si riferisce al nostro caro buon Vecchio Continente, le cui radici affondano intorno all’epoca di Omero ed Esiodo, quindi all’VIII secolo a.C. circa. Nel poema epico dell’Iliade, infatti, Zeus, sfogliando le pagine della sua fitta agenda amorosa, accenna ad una certa Europa, mentre Esiodo nella Teogonia parla di un’Europa figlia di Teti (quest’ultima madre di Achille), una delle divinità marine. Tuttavia, prima ancora di Omero ed Esiodo, in cui ormai vi riconosciamo degli aèdi e poeti “riordinatori” di miti che, prima di essere scritti, furono consegnati all’oralità, è possibile collocare gli eventi cui il mito di Europa allude tra il XIX e il XV secolo a. C., ben 5 generazioni prima del mito di Eracle. Il mito (miscela indistinguibile di Storia e leggenda, quindi, verità e fantasia) è davvero antichissimo e narra della principessa Europa, figlia del re fenicio Agenore (il cui regno comprendeva l’attuale territorio del Libano e le rigogliose città di Tiro e Sidone), che recandosi al mare con le ancelle incontrò sulla spiaggia un toro bianco incredibilmente bello e mite, tanto da indurla a cavalcarlo. All’improvviso il toro si lanciò attraverso il mare trasportando la fanciulla fino all’isola di Creta, dove assunse le sembianze di Zeus e con lei generò tre figli, tra i quali Minosse, Sarpedonte e Radamanto, giudice degli inferi. Il mito prosegue col racconto dei fratelli di Europa, alla ricerca della sorella in varie direzioni: tra questi Cadmo, a cui si attribuisce la trasmissione dell’alfabeto dalla Fenicia alla Grecia e che giunse nella Grecia continentale fondandovi Tebe. Divenuta regina di Creta Europa ricevette da Zeus tre doni: un uomo di bronzo che sorvegliava le coste cretesi di nome Talo; Laelaps, un cane addestrato e abilissimo ed un giavellotto che non sbagliava mai il bersaglio. In seguito i Greci diedero il nome “Europa” all’intero continente situato a nord di Creta. È possibile ancora contemplare tale mito in silenzio, magari lontano dai rumori abbaglianti e dalle luci assordanti di un centro urbano, guardando placidamente il cielo stellato, perchè Zeus ricreò la forma del toro bianco nelle stelle che compongono la Costellazione del Toro.
Metaforicamente il mito di Europa rappresenta un movimento di civiltà, di cultura, di tradizioni da Oriente a Occidente e il nome “Europa”, dato ai territori occidentali, riflette questo stesso spostamento, una migrazione di popolo, di lingua, di religione, di letteratura, di musica. Recentemente il drammaturgo e attore teatrale Moni Ovadia ha detto che “se perdiamo la Grecia non sappiamo più dove andiamo e chi siamo e che l’Europa non si costruisce con lo sputo di una moneta. Chiunque siede nelle istituzioni europee dovrebbe imparare la lingua greca”. Mi trovo pienamente d’accordo, pur essendo io totalmente di parte. La Grecia è un mondo cui l’Europa non potrà mai rinunciare senza uccidere se stessa e l’immenso patrimonio universale della civiltà greca è l’eterno goal (fuori casa e con tifoseria contraria) della Grecia nei confronti dell’Europa. Infine, a proposito di moneta, ancora oggi gli unici che possono rivendicare un legame così stretto ed indissolubile con (l’)Europa sono gli stessi che possono vantare la principessa omonima sul toro raffigurata sulla propria moneta di 2 Euro…Indovinate chi sono.

Vladimiro D’Acunto