Gae Aulenti

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1933
ritratto

“l’architettura è un mestiere da uomini ma io ho sempre fatto finta di nulla”

ritratto

È stata questa la frase che qualche tempo fa mi ha fatto scoprire uno degli architetti italiani più apprezzati al mondo.

Si perché il femminile di Architetto è Gae Aulenti. 

Inutile sottolineare il mio apprezzamento ad una delle donne che mi ha da sempre ispirata ma doveroso è elencarne le straordinarie capacità. Architetto è riduttivo, a Lei va riconosciuto il titolo di Interior e Industrial Designer! Capelli corti e bianchi, espressione seria e mai una gonna; ecco come ha combattuto in campo i grandi maestri nascenti nella seconda metà del ‘900 della portata di Renzo Piano, Giorgio Grassi e Aldo Rossi con cui ha poi collaborato alla creazione della rivista di architettura Casabella.

 

È solo nel 1980 che da lezioni a tutti e realizza quella che, a mio avviso, è la sua migliore opera.


La riqualificazione della Gare d’Orsay e l’allestimento del museo all’interno. Chi è stato a Parigi ha potuto sicuramente ammirare, lungo la riva della Senna, l’edificio eclettico della fine dell’800 che al suo interno, grazie alle scelte dell’Aulenti, ha potuto accogliere le opere dei grandi maestri della pittura, dell’architettura e della fotografia. A lei si deve la scelta della pietra calcarea chiara che fornisce luminosità alle sale sfruttando al meglio la luce proveniente dalla volta in vetro e metallo.

Negli anni dello sviluppo economico la sua creatività si associa con l’industria produttrice di macchinari per business Olivetti per la quale disegnerà uno dei primi showroom fra cui Olivetti Shop di Parigi (1966) .

Designer nel 1965 con la realizzazione della lampada Pipistrello e successivamente con la lampada da tavolo Ruspa per Martinelli Luce che la consacrano nell’olimpo del disegno industriale dove rimarrà legata fino al matrimonio di idee con uno dei più importanti produttori di forniture d’interni italiano, la ditta Zanotta, creando i simboli dell’interior design degli anni ’60. Le sue creazioni includono: Sedia pieghevole April (1964) , Poltrona Solus (1965) , Tavolo Festo (1970), Letto Bettone (1971), Letto Bettino (1972), Sedia Tripolina (1973), Tavolo da lavoro Cardine(1983), Tavolo da pranzo San Marco (1984), Consolle Appia (1984), Tavolo da gioco Briscolo (1985).

Uno dei suoi ultimi lavori è il restauro e la trasformazione in polo culturale del Palazzo Branciforte a Palermo e la ristrutturazione del Palavela per le Olimpiadi invernali Torino 2006.

Se è vero che un architetto non muore mai perché rivive sempre nelle sue “opere” allora io voglio ricordarla nel progetto e nella comunicazione del restyling di Piazzale Cadorna a Milano. “L’ago, il filo e il nodo” che legano due parti della piazza attraversando il suolo. È cosi che lei ha voluto omaggiare la sua città simboleggiando la Milano laboriosa che detta lo stile e la moda in tutto il mondo.

Grazie Gae.