Giffoni Film Festival – Il Cinema internazionale ai piedi dei Monti Picentini

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Abbagliati dalle stelle che transitano sul blue carpet, spesso dimentichiamo che il Giffoni Experience è, prima di tutto, un Film Festival. Il che significa grande cinema internazionale per pubblici di tutte le età. Quello che si fa ogni anno, in questa cittadina, è non dare mai per scontata la Potenza del cinema, la Forza delle sue immagini, la semplice e grandiosa Ambizione di voler raccontare una Storia a qualcuno. E queste fonti di energia alimentano ogni frame di ogni film, lungometraggio o cortometraggio, in gara o fuori concorso che sia.

“Il cinema è la nostra magia preferita”, diceva, quattro anni fa, la voce di Gianni Musi nel video-tributo “Giffoni Experience: l’Isola che c’è”, creato per i 40 anni di attività della rassegna da Luca Apolito – lo si trova facilmente su www.vimeo.com – e grazie a Giffoni, ad ogni edizione possiamo lasciarci trasportare da questa magia in ogni angolo del mondo. Russia, Olanda, India, Lituania, Francia, Norvegia, Stati Uniti, Brasile, Germania, Corea del Sud, Spagna, Colombia, Qatar, Finlandia, Sudafrica, Polonia, Canada, Macedonia, Danimarca, Georgia, Iran, Emirati Arabi, Cuba, Estonia, Lettonia, Turchia, Cile, Svezia e Giappone, senza dimenticare il nostro Bel Paese, sono stati tutti dalle proprie produzioni rappresentati nella 44esima edizione.

Limitandoci ai soli lungometraggi delle sezioni per adolescenti e adulti, possiamo già avere un’idea generale di quanto sia importante, seppure a volte difficile, parlare di certi temi ai ragazzi. Tra i GENERATOR +13, trionfatore è stato Behavior (“Conducta”) – storia della povertà e della violenza in cui vivono dei ragazzini cubani e di come l’amore e la responsabilità possano migliorare la loro “condotta” – seguito da “Boys”, in cui la storia d’amore di due ragazzi olandesi è tanto pura e leggiadra quanto i colori e le immagini che la regista Mischa Kamp usa per raccontarla. Notevoli anche, nella stessa sezione, The Excursionist, incentrato sul difficile argomento delle deportazioni di lituani in URSS nel secondo dopoguerra e i francesi The Finishers, che intreccia la condizione di disabilità al rapporto genitori-figli, e Jack e la Meccanica del cuore, fiaba tratta dal libro omonimo in grado di fondere in sé arti, tradizioni e culture di tutta Europa, con un occhio di riguardo per la storia del cinema.

Le atmosfere della sezione GENERATOR +16 incantano davvero, a partire dalla pellicola vincitrice, “Exit Marrakech”, produzione tedesca in cui il fascino esotico della città marocchina fa da sfondo alle vicende che porteranno il diciassettenne Ben a esplorare fino in fondo sé stesso, l’amore, il mondo e il difficile rapporto con il padre. “Han Gong-ju” è invece il nome di un’altra diciassettenne, coreana, protagonista del film premiato col Grifone d’Argento dai giurati “quasi adulti”; la sua è la storia di un grande talento canoro che, svelato, riapre la porta ai fantasmi di un doloroso passato. E poi ancora: un’America rurale in Beneath the harvest sky; una Svezia calda e gelida allo stesso tempo (quella di Broken hill blues); la Rio de Janeiro luminosa e ricca; la valle del fiume Magdalena, in Colombia, con “Mateo” e, ultima ma non ultima, la speranzosa Almerìa, al tempo in cui John Lennon vi compose Strawberry fields forever.

Plausi vanno infine ai “Gex DOC”, sezione dedicata al cinema documentario, che da tempo continua a scavarsi un letto sempre più grande nella grande pianura dei Festival cinematografici, e ai GENERATOR +18: senza limiti massimi di età, i giurati di questa sezione hanno davvero lavorato duro, scegliendo fra sette lungometraggi e fra ben diciotto corti, undici dei quali animati. Tra i primi hanno vinto Hope (Corea del Sud) e “Four corners” (Sudafrica), ma notevole era anche The notebook (Il grande quaderno), che offriva un punto di vista davvero inusuale sulla Seconda Guerra Mondiale.

L’unico peccato è che per rifare il giro del mondo fermi ai piedi dei Monti Picentini ci toccherà aspettare l’anno prossimo!

 

 

Chiara De Rosa

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