Il senso dei fatti.

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Ad una società volta tutta al futuro, dimentica e ignava del proprio passato e disattenta al presente che pure tiene sott’occhi, parrebbe quantomeno bizzarra una teoria che parli dello studio di fatti e di accadimenti del tempo che fu per estrapolare una strategia per i tempi a venire. Eppure, a ben vedere, l’analisi del passato, e dei fatti passati, risulta essere una fonte inestimabile di informazioni, che analizzate con metodo scrupoloso e con la passione della ricerca che è propria del desiderio di conoscenza, ci permette di giungere a scoperte, riguardanti sia i singoli esseri umani e sia l’umanità, a dir poco sorprendenti. Non si tratta di riesumare una memoria cronologica della storia, anzi la successione lineare dei fatti cronologici così come una decadente cultura aristotelica-cartesiana ci ha insegnato e ci ha lasciato, è a dir poco la cosa di cui tener meno conto. Una teoria volta alla scoperta dell’intelligenza contenuta nei fatti, sia personali che collettivi, per conquistare la sapienza dello scopo ultimo a cui quei fatti erano preposti, va oltre una visione sequenziale di eventi causa che generano eventi effetti e così via, ma si permette, intraprendentemente, di incrociare cultura del momento con inclinazioni religiose, trasformazioni di modelli di vita sociali derivanti da importanti scoperte scientifiche, influenza su intere nazioni e relativi popoli da parte di alcune connotazioni psicologiche di personaggi storici, giusto per fare degli esempi. Il caso, per la Teleologia, così è chiamata questa disciplina, non esiste, e, caso mai esistesse è esso stesso, come tutti gli altri eventi, portatore di un fine; anche nel caso vive e vibra una forma di intelligenza che nulla ha a che vedere con il caos, verso cui tendono molte discipline, specie quelle cosiddette una volta, empiriche.

Ma tornando allo scopo di questo scritto mi torna doveroso sottolineare che siamo qui alla ricerca del senso e del significato per cui essi (i fatti) si verificano. Il senso dei fatti non è un’informazione di superficie ma un’intelligenza nascosta che si cela nell’evento stesso. E se l’evento ci riguarda potrebbe contenere e spiegarci il senso della nostra venuta in questa esistenza. Viviamo come bottiglie buttate nell’oceano e per tutta la vita non facciamo altro che agitarci inutilmente senza renderci conto di quanto le forze delle onde, le correnti, il vento siano immensamente più forti di noi. Veniamo gettati nel mondo e abbandonati alla vita in balia delle forze della natura. La teleologia cerca, attenzione, dico cerca, di dare un senso ai fatti per carpirne lo scopo. Attraverso speculazioni intellettive ed intuitive, la teleologia, lungi dal celebrare qualsiasi accadimento, ma ponendosi con lo spirito del ricercatore, offre teorie non verificabili a priori giungendo a definire lo scopo per cui quei fatti, e proprio quelli, ci riguardano personalmente. Secondo la teleologia, abbandonando il quando e il perché storico, che sono ambiti di altre discipline, impegnandoci a scoprire lo scopo, il fine, il senso, il significato, la natura degli avvenimenti passati possiamo comprendere meglio, e molto molto meglio, il nostro presente. Nel concreto si tratta di costruire una mappa rappresentativa della nostra vita passata, scoprirne le traiettorie che tracciammo nel nostro andare per il mondo e identificarne gli espedienti e i mezzi con i quali giungemmo fin qui. Tutto questo andare, questa sorta di viaggio all’indietro, ha molto a che fare con il mare, perché per mare si viaggia e si scoprono terre lontane, ma dal mare si torna con nuove conoscenze, e cosa strana, le traiettorie del mare sono scritte nelle stelle, il mare è abitato da mostri e creature mitologiche, ma forse un tempo furono reali, ed ogni mostro come ogni mito ci vuole parlare di qualcosa, ha una storia da raccontarci, chissà. Dalle onde del mare a quelle del deserto, dall’acqua alla sabbia, alla terra, il beduino, come il marinaio, viaggia con lo sguardo rivolto alle stelle, da dove giunge, guarda caso, la luce di stelle lontane lontane, nello spazio e nel tempo, luce di anni-luce fa. Il sahara, il “nulla”, come l’oceano, nasconde tra le dune, i segreti del nostro passato, ma questo “nulla” visibile agli occhi è in verità il guardiano del “tutto”. Quel tutto a cui la nostra vita è ancorata, attraverso il destino, il fato, il karma e le moire, tutto è contenuto in un vaso dimenticato in un anfratto della nostra storia perché troppo intenti a scorrere notizie, nutrirci di nozioni, ingoiare fatti inutili sorvolando sul senso di ciò che accade e che ci accade, e di conseguenza sul senso della vita. Siamo individui sconosciuti all’etimo, ci ingolfiamo di oggetti e concetti vuoti e liquidi al contempo, che scorrono, vanno via, via come l’acqua e non lasciano segno, pronti ad accogliere altra sterile acqua. Semplice H2O (che guarda caso non esiste in natura). Le analogie non sono lì per caso o nate dalla dalla mia penna ma segno evidente di quanto il passato debba essere com-preso nel nostro presente, e di quanto la nostra disattenzione verso ciò che consideriamo andato possa essere origine di disastri piccoli e grandi e, senza neanche esagerare troppo, forse possa essere il principio dei nostri mali presenti e della nostra incapacità di guardare al futuro con sguardo sereno.

Il passato è passato, certo, ma i suoi effetti sono qui, adesso.