Il teatro in (di) classe

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Art, Théâtre et Spectacle. Sempre e ogni volta con le maiuscole; questo mese anche tradotti. Perché oggi volevo parlarVi di loro. Studenti francesi alle prime armi con una lingua straniera. La nostra. L’italiano, la lingua di Dante, ostica nella grammatica e ancor più nella scrittura. Accenti, doppie consonanti, surplus di metafore nella costruzione delle frasi. Insomma bella sì, musicalmente latina anche, ma piuttosto impegnativa nell’apprendimento. Uno studio specifico, però, potrebbe condurre all’elaborazione di un metodo a dir poco sorprendente. Prassi che mi è stata avallata da una grande esperta dell’Académie di Rouen, insegnante di italiano e scrittrice di testi didattici, Valérie Bernejo. Il parallelismo fra lingua italiana e arte teatrale è efficiente. Funziona bene e vanta numerose affinità: gesti e movimenti accompagnano la parola in ogni mossa comunicativa. Apprendere una nuova lingua significa assimilare atteggiamenti estranei al nostro modo d’essere; significa arricchire la propria cultura di nuovi suoni, di atipiche parole, strani gesti e banali movenze. Ed è proprio questo che avvicina l’arte teatrale all’apprendimento di una lingua: la capacità di immedesimarsi riconsiderando il proprio modo di essere alla luce di una realtà dove nulla è scontato. Nulla è usuale. La lingua italiana custodisce in sé un mondo da esplorare che va ben oltre la difficile grammatica da imparare: così come nel teatro dare vita a un personaggio significa non attenersi alla sola e mera memorizzazione di un copione. È nella ricerca delle parole, dei significati e delle realtà che la lingua e il teatro trovano il loro grande comune denominatore. Così anche il teatro degli oggetti può diventare un escamotage per far superare gradualmente la paura di comunicare in una nuova lingua. L’ispirazione proviene dall’Antica Grecia e dalla preziosa arte dei suoi burattinai. Il mettersi in gioco con pochi elementi scenici, con quello spirito d’improvvisazione mai bizzarro, con quella libertà di linguaggio e con quell’immaginazione a volte ricercate. Pochi ingredienti da dosare nelle loro ricette. Non serviva altro. E allo studente non occorre altro: solo lasciarsi trasportare dalla fantasia e da un insegnante che acquista un ruolo secondario, quasi scomparendo, offuscandosi dietro le quinte, lasciando loro la piena libertà d’azione e di espressione. Anzi, nel momento più opportuno, a mo’ di voce fuori campo, deve mettersi in gioco in prima persona, avviando questa parodia con se stesso, con entusiasmo e umanità lanciarsi nella lingua madre degli studenti creando un clima adatto alla produzione. In effetti, il regista teatrale Peter Brook sostiene che “per superare la paura la prima cosa che occorre è la fiducia. E dato che, al giorno d’oggi, ciò che spaventa maggiormente le persone è parlare, non bisogna cominciare né con le parole, né con le idee, ma con il corpo”. L’uso in classe di tecniche teatrali dà, quindi, agli studenti la possibilità di superare gradualmente gli affanni della parola, di acquisire un’innovativa competenza linguistica ma soprattutto extralinguistica, in cui persino il corpo viene stimolato a parlare un nuovo linguaggio, sciogliendo la tensione e la timidezza. Ed ecco che la lingua attraversa la mente, così come il corpo, nutrendosi della vostra gestualità e di un ritmo che quasi sembra non appartenervi. Ai lettori del Portale, Joyeux Noël. Ops, ero entrato nella parte: Buon Natale!

 

Michele Carucci