Io, unico o forse multiplo

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Parola chiave dissociazione. Cos’è?

In un certo senso l’uomo è dissociato ogni qualvolta fa qualcosa che lo spinge a uno stato di forte interesse. Siamo dissociati quando assistiamo a uno spettacolo sentendoci parte della storia e dimenticando di essere parte del pubblico, o quando guardiamo un film e ci immedesimiamo talmente tanto da non udire la voce di qualcuno vicino che ci chiama. Ci dissociamo quando rimuoviamo dalla mente eventi dolorosi ed emozioni negative o quando ci isoliamo per recuperare il contatto con noi stessi, ascoltandoci. Stiamo parlando di un meccanismo di difesa adattivo e temporaneo, che non blocca altri aspetti della personalità, consentendo alla persona di essere comunque creativa e avere soddisfacenti relazioni con gli altri. Si tratta di un meccanismo positivo, non solo aiuta a superare fasi difficili proteggendoci da un impatto eccessivamente disturbante, ma attraverso una momentanea perdita di se stessi, permette anche di ricaricare tutte le energie e ripartire. Le facce della medaglia però son sempre due e la dissociazione può anche diventare problematica, soprattutto quando costringe la persona a un ritiro difensivo che diviene isolamento e perdita d’interesse per qualsiasi aspetto della realtà esterna.

La caratteristica essenziale dei Disturbi Dissociativi è la sconnessione delle funzioni integrate della coscienza, della memoria, dell’identità o della percezione. Le alterazioni possono essere improvvise o graduali, transitorie o croniche. La dissociazione per eccellenza avviene nel Disturbo Dissociativo dell’Identità, ex disturbo delle Personalità Multiple, che consiste nella presenza di uno o più personalità o identità che, in modo ricorrente, assumono il controllo della persona. Quest’ultimo è uno dei disturbi più misteriosi e “affascinanti” dell’intero mondo della psicopatologia. Uno tra i primi a parlarci di personalità multiple fu Stevenson nel famoso romanzo del 1886, “Il Misterioso Caso del Dr. Jekyll e Mr Hide”, in cui è evidenziata in maniera molto significativa la rottura dell’integrità della persona. La conclusione finale del romanzo è che esiste uno stato di conflitto perenne tra varie dimensioni dell’individuo e ciò permette di riconoscere che l’uomo non è unico bensì multiplo. Il libro rappresenta il culmine dell’indagine psicologica sulla scissione della personalità, da tale lettura son partiti numerosi studi rivolti a verificare principalmente la reale esistenza del disturbo. Molti psicologi pensano che tale diagnosi sia difficile da attuare a causa della bassissima frequenza della sindrome che non permette un’analisi approfondita dei criteri diagnostici di base. Nonostante ciò, l’enorme mole di letteratura esistente sull’argomento, ha fatto sì che esso entrasse come una categoria diagnostica ben definita in tutti i manuali di psichiatria. I soggetti con personalità multiple sono incapaci di ricordare notizie personali per un tempo troppo esteso affinché si possa parlare di amnesia. Ognuno degli stati di personalità è vissuto come se avesse una propria storia personale, un’immagine di sé, un’identità distinta, compreso un nome separato. Le varie identità differiscono nell’età e nei generi, nel vocabolario e nelle conoscenze generali, assumono il controllo in sequenza, una a scapito dell’altra e tutte negano la conoscenza reciproca, si criticano l’una con l’altra e possono anche apparire in conflitto. Il passaggio da un’identità all’altra è spesso scatenato da fattori pisco-sociali. Il tempo richiesto per il passaggio è questione di secondi e le transizioni di personalità si manifestano attraverso cambiamenti facciali, di postura, cambiamento della voce e dell’atteggiamento. Il numero d’identità riportato va da due a cento.

Per quanto riguarda l’eziologia, gran parte delle ricerche concordano sul fatto che il disturbo d’identità multipla si manifesti in seguito alla  presenza di un trauma, di solito abusi sessuali e violenze fisiche, subite durante l’infanzia: talmente forte è il dolore che la persona come difesa se ne dissocia creandosi altre distinte personalità. Scopo principale della terapia è arrivare a integrare le diverse personalità, cercando di incoraggiare l’empatia e la collaborazione fra le diverse identità.

Meglio essere uno, in un mondo già pieno di maschere e multipli.