Iraq: ISIS e Yazidismo, una lotta continua. Ma chi sono gli yazidi?

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Sono giorni di follia nel Vicino Oriente dove lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS o ISIL) ha avanzato pretese di conquista e di sterminio a danno della popolazione curda degli yazidi, nell’Iraq settentrionale. L’organizzazione dell’ISIS si è staccata totalmente da Al-Qaida nel febbraio del 2014, quando quest’ultima l’ha considerata addirittura come “troppo estremista”. I suoi sostenitori vogliono restaurare quello che fu il califfato islamico, che andava dalla Spagna alle porte dell’India, anche ricorrendo alla violenza e a farne le spese sono tutte quelle genti, di fede diversa, che ricadono sotto il raggio d’azione del nuovo Stato Islamico. Oggi a pagare il maggior dazio in termini di vite umane è la componente yazida irachena. Nemico dichiarato dell’ISIS, lo Yazidismo è una setta eretica dell’Islam che affonda le sue radici nella notte dei tempi.

La storia delle origini è incerta, così come l’etimologia. Alcuni fanno risalire la sua fondazione addirittura a 4000 anni fa, volendo trovare nel termine persiano yzad (=angelo) da cui yezidi (= coloro che pregano gli angeli) le origini del culto; un’altra ipotesi invece lo fa derivare da Yazid I (645-683) figlio di Mu’awiya e secondo califfo della dinastia omayyade di Damasco che, come vedremo, è un personaggio molto venerato. Ciò che è certo è che la setta è stata fortemente riformata dallo studioso ‛Adī ibn Musāfir (morto nel 1110) e che fin da subito non ha goduto dei favori dell’ortodossia musulmana. In verità del culto non si sa molto. I fedeli yazidi sono infatti restii a divulgare notizie sulle loro pratiche. Questa segretezza poi è data anche dal fatto che loro si reputano discendenti diretti di Adamo, per questo motivo è praticata l’endogamia, quindi sono permessi solo matrimoni all’interno della setta e un non yazida non può convertirsi, trasformando così i seguaci in un vero e proprio popolo che oggi conta circa sessantamila aderenti sparsi nella regione del Kurdistan, anche se alcune voci sostengono siano ben seicentomila.

L’islam vede negli yazidi degli eretici tanto da essere definiti “adoratori del diavolo”. Cosa c’è di vero in questa definizione? In verità loro non possono essere tacciati di satanismo perché credono in un Angelo-Pavone decaduto, Melek Tā’ūs (figura accanto) che, a differenza del Satana cristiano e islamico, ha espiato i suoi peccati piangendo per settemila anni e le sue lacrime sono servite per spegnere le fiamme dell’inferno, estirpando così il male dall’universo creato da Dio. E proprio alla sua vicenda si rifanno gli yazidi i quali attraverso una lunga serie di rinascite puntano a ricongiungersi con l’Angelo-Pavone.

La pratica religiosa consiste nella venerazione di sette idoli di bronzo, ciascuno associato ad un personaggio di spicco della storia del culto tra cui figurano Yazid I e ‛Adī ibn Musāfir. Proprio a quest’ultimo è dedicato il più importante santuario yazida, dove sono custoditi i sette idoli: il mausoleo di ‛Adī (figura in basso), situato nel borgo di Lalish nella città di Mosul luogo in cui si svolge un lungo pellegrinaggio dal 15 al 20 settembre per onorare la nascita dello stesso ‛Adī. Non è un caso quindi che le azioni militari dell’ISIS sono volte con particolare violenza alla città di Mosul. Come si può intuire finora, sono evidenti nello Yazidismo le influenze di altre religioni in alcuni rituali. Per esempio gli yazidi come i musulmani praticano un digiuno, anche se di tre giorni e interrotto bevendo del vino, proibito dall’Islam. L’ingresso nella comunità poi, come per i cristiani, viene sancito da un battesimo ed è inoltre forte anche la derivazione dallo Zoroastrismo tanto che le preghiere dei fedeli sono rivolte, oltre che all’Angelo-Pavone, anche al sole.

Infine la loro società è di tipo piramidale: al gradino più basso figurano i profani e man mano che si sale sono posizionati sacerdoti, sacrestani, danzatori, suonatori e cantori fino a giungere agli shaykh (= vecchio), da cui deriva la parola “sceicco”, consistenti in persone che godono di massimo rispetto per la loro saggezza e considerati discendenti diretti di ‛Adī ibn Musāfir. Proprio tra il clero troviamo un altro punto di contatto con l’Islam, infatti come per i seguaci di Maometto anche per gli yazidi a leggere e interpretare i testi sacri, il Libro della Manifestazione e il Libro Nero, sono gli imam (= presidente, guida in quanto presiedono alla preghiera comune e guidano i fedeli). Al di sopra di tutti vi sono però il principe dei principi, discendente diretto di Yazid I che detiene il potere temporale, e il capo religioso, il principe degli shaykh.

Per colpa del fanatismo religioso un’altra cultura antichissima rischia oggi di estinguersi per sempre. La speranza è che i veri precetti dell’Islam possano scalzare le deviazioni estremiste, permettendo, seppur con qualche restrizione, alle minoranze presenti negli Stati arabi di vivere con serenità.

Fausto Mauro

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