Istantanee – momenti del Giffoni Film Festival – TEA FALCO e STEFANO FRESI

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TEA FALCO

Tea Falco, attrice e fotografa italiana, inaugura ufficialmente la quarantacinquesima edizione del Giffoni Film Festival in qualità di primo ospite della manifestazione. Dai modi molto delicati, risponde alle domande in maniera serafica, serena, quasi sospesa; non a caso questo suo modo di parlare è stato a volte oggetto di sarcasmo sui social e proprio su questo sarcasmo usato come attacco contro di lei è incentrata la domanda – forse la più interessante – posta da una ragazzina che è stata benevolmente fatta entrare in via del tutto eccezionale nell’incontro stampa. “Come ci si difende – chiede – da attacchi del genere, che sanno tanto di cyber bullismo?”. Domanda per nulla stupida, la cui risposta interessa più le persone comuni – in particolare le ragazzine come lei – che non una famosa; Tea le risponde nel modo più sensato: con ironia.
Ecco. E’ appena successo ciò che sempre mi aspetto da eventi del genere. E cioè che una risposta intelligente a una domanda intelligente possa essere in qualche modo di ispirazione anche solo a uno dei tanti giovani che vivono il festival con sincero entusiasmo. Perché il festival è così: da un lato è una macchina commerciale che non fa altro che il suo lavoro coinvolgendo vip, imprese e sponsor (nonché un buon pizzico di politica) e che puntualmente – nel giusto o ingiusto – è costante oggetto delle critiche più disparate. Dall’altro lato ci sono i ragazzi, per i quali è stato creato tutto ciò. Ragazzi che non sono più quelli di venti anni fa, ma sono la generazione che è complicata figlia dei nostri tempi, forti e deboli nello stesso tempo, ingenui e smaliziati. E io penso che quando il festival (attraverso i suoi film, i suoi ospiti o gli eventi) riesce in qualche modo a toccare la sensibilità di uno di loro ha – a dispetto di qualsiasi polemica fondata o sterile che sia – raggiunto il suo scopo.

STEFANO FRESI

Stefanooo! Stefanooo! Puoi venire quaaa?”.
A parlare era un bambino di circa otto o nove anni. La persona a cui si rivolgeva era Stefano Fresi, uno degli ospiti della prima giornata del Giffoni Film Festival. Per la cronaca, lui è un musicista/attore molto attivo nel cinema e nella televisione italiana degli ultimi anni. Io lo conoscevo di vista, mi sono documentato su di lui in occasione del festival.
Il bambino invece sembrava conoscerlo un po’ meglio, con più entusiasmo e meno professionalità (uno dei vantaggi di essere bambini); chiamava – affacciato al bordo della transenna – il volto che ha visto in tv (o perché no, al cinema, dato che l’attore ha frequentato di più il grande schermo) perché voleva un suo autografo. Ma non era ancora il momento degli autografi e Stefano è stato trascinato via dalla sicurezza per rispettare i rigidi tempi di marcia della kermesse; finito le interviste stampa, da lì a poco Stefano per prima cosa andrà dal bambino e gli scriverà l’autografo. E’ un gigante buono, Stefano: gli è bastato un blue carpet per farlo capire a tutti.

E io che ho visto questa scena ho pensato che è bello che un bambino si entusiasmi tanto per l’attore che conosce e ha visto dal vivo, senza stare lì a soppesare la sua popolarità, a computare l’importanza di una persona con la malignità stupida di un adulto.
Poi chissà se quell’autografo sparirà in un cassetto o vivrà da reliquia. Penso a quelli che possiedo io, e me li ritrovo sobriamente incorniciati sugli scaffali della mia stanza, perché fondamentalmente hanno un loro preciso posto in ciò che sono e ciò che faccio. Spero tanto che l’autografo di Stefano Fresi faccia lo stesso nella vita di quel bambino.
E nel mentre rifletto un po’ intontito su tutto ciò, i miei pensieri sfumano nella colonna sonora del festival, il valzer jazz suite n. 2 di Shostakovich e su questo valzer ci torneremo perché ho qualcosa da dirvi in merito. Nell’attesa, regalatevi un bel momento e ascoltatelo.

(clicca qui per ascoltare il valzer di Shostakovich)

Danilo D’Acunto

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