La scuola che vorrei

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Gentilissimo Ministro della Repubblica Maria Chiara Carrozza,

nello scrivere questo articolo Le faccio i miei più sinceri auguri per l’inizio del nuovo Anno Scolastico. Ogni anno, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca rinnova gli auguri alle istituzioni scolastiche e accademiche del territorio italiano, senza essere ricambiato e perciò ho ritenuto opportuno, almeno per una volta, ricambiare il favore. Auguri davvero. Il mondo scolastico e accademico-universitario-laboratoriale italiano ne ha molto bisogno.

Vede, vuoi per contesto familiare, vuoi per formazione culturale, vuoi – oserei dire – per essere nato nel “paese dell’arte e della cultura”, come disse più di 2 secoli fa un illustre tedesco venuto in viaggio in Italia ho sempre in mente lo sfortunato Articolo 9 della nostra carta costituzionale, profondo come una poesia, armonico come la musica, lapidario come il latino. “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della Nazione”. Gli stessi verbi “promuove” e “tutela” hanno un’efficacia di significato, una potenza di rappresentazione per cui si intende innanzitutto una promozione, diffusione, stimolo, incoraggiamento di quello che è già a sua volta uno “sviluppo”, un progredire della “cultura” e dell’indagine che, conseguentemente, chiamano in causa la scienza e la tecnica. Il primo comma, quindi è tutto volto verso l’avanzare, il dinamico procedere oltre in una visione totalmente attiva delle forze e degli aspetti del sapere. Il secondo comma, invece, altrettanto lapidario ed efficace nel suo verbo “tutela” sigilla (o comunque dovrebbe) per sempre che cosa? Ma sicuramente il museo-giardino Italia, il nostro contesto ambientale, il paesaggio… Da pronunciarlo al singolare e non al plurale perché – eccezione unica al mondo – la nostra penisola è un unico, intero paesaggio, non è possibile suddividerlo (o tutto o nulla) e va tu-te-la-to in maniera statica, intesa come difesa passiva senza alterazioni e cioè senza consentire manomissioni criminali, abusivismi, violenze carnali del territorio. “Tutela” vuol dire “lasciarlo così come è e mantenerlo al sicuro”.

Ebbene, fossi in Lei nel consueto saluto/augurio di inizio anno comincerei da qui, per ricordarlo, per ripeterlo, per scolpirlo… Nelle menti degli studenti ma soprattutto in quelle degli addetti ai lavori quali insegnanti, professori, assistenti, formatori, bidelli, autisti di scuolabus, genitori stessi, tutti sacerdoti di un rito laico che sovrintendono, probabilmente, all’attività più importante che si possa immaginare per lo sviluppo di un paese civile: l’educazione culturale. Già, l’educazione. Perché è proprio da questo concetto (che è un comportamento o uno stile di vita) che bisogna ri-partire. L’Italia avrebbe bisogno di iniezioni in dosi massicce di ri-educazione civica e culturale e di normalità, essendo un paese che “normale” non lo è quasi mai stato e se lo è stato, per poco tempo.

Caro Ministro, il nostro patrimonio storico-culturale va valorizzato e non svilito o umiliato per il suo valore sociale, civile ed economico; perché ogni bene culturale è un bene economico e può e deve produrre benessere sociale e collettivo. Uno scrittore e professore che seguo molto, Umberto Eco, più volte ha posto l’accento sul fatto che la società civile per essere realmente tale deve fondarsi su un sapere collettivo e condiviso. Nel caso in cui si voglia mettere in discussione tale sapere è necessario partire da una identica base di discussione. La cultura e l’educazione rappresentano un’identità collettiva e da questa stessa identità si genera qualsiasi discussione, dibattito o confronto che faccia progredire le idee.

Cordiali saluti e sinceri auguri.

Vladimiro D’Acunto

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