La Storia vittima dell’Isis: i motivi delle devastazioni

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In seguito alle distruzioni parziali di alcuni siti archeologici e musei dell’Iraq e dopo la terribile vicenda del Bardo di Tunisi, è stato deciso di sospendere la pubblicazione della “Breve storia della nascita dell’Islam” per trattare un argomento che sta a cuore a tutti noi: la devastazione del patrimonio artistico-culturale dell’Iraq e della Siria per mano dell’Isis.

Fermo restando che lo scempio messo in atto dai miliziani del Califfato è frutto del più incivile fanatismo e che segue soltanto un certo tipo di Islam estremizzato, per spiegare il fenomeno è necessario rispondere a una semplice domanda. Nei video di propaganda diffusi dai canali dello Stato Islamico, si vedono uomini barbuti distruggere statue e bassorilievi antichi a colpi di martello pneumatico e allora perché l’Isis ha come obiettivo la devastazione di siti e musei? Al quesito è possibile dare tre risposte, due di matrice religiosa e una di carattere economico.

La prima è che la religione islamica è di tipo monoteista quindi condanna ogni tipo di idolatria, così come quella ebraica e cristiana.
Inoltre, ogni buon musulmano deve imitare i comportamenti del Profeta. Quest’ultima regola ci suggerisce che gli assalti ai danni dei patrimoni di Nimrud, Hatra e dei vari musei hanno origine proprio nell’emulazione delle gesta di Maometto. Infatti, così come egli demolì tutti gli idoli della Ka’ba una volta conquistata Mecca, oggi i miliziani dell’Isis cancellano ogni traccia di iconografia collegata a culti pre-islamici, in questo caso di genti che abitarono la Mesopotamia in passato.
Come anticipato, non si tratta dell’unica risposta di tipo religioso in quanto tutto l’arco di tempo precedente alla venuta del Profeta è considerato dai musulmani “Jahilliyya” ovvero un periodo di ignoranza. Basterebbero soltanto queste due motivazioni per spiegare il fenomeno però, come spesso accade, c’è anche un lato economico dietro tutto ciò, forse quello più interessante dal punto di vista di un sedicente Stato in continua ricerca di forme di auto-finanziamento, necessarie per continuare la propria battaglia. +++Isis nimrud cittadinonews

L’abbattimento e l’occupazione di siti archeologici porta ingenti somme di denaro alle casse dello Stato Islamico, come? Immettendo quei tesori, ora sotto il controllo dall’Isis, sul mercato nero dell’antiquario. Si tratta quindi di una forma di auto-finanziamento che permette al Califfato di comprare altre armi, potenziandosi ulteriormente. A spiegare come avviene il procedimento è stata una voce autorevole dell’archeologia, Paolo Matthiae, storico professore di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico presso l’università “La Sapienza” di Roma, il quale in un’intervista rilasciata ai microfoni di Rai News 24 ha dichiarato che: «i fondamentalismi o distruggono un luogo sacro perché altro da loro e cioè una chiesa cristiana o un mausoleo islamico, in quanto persecutori di qualsiasi tipo di idolatria oppure, peggio ancora, concedono a bande armate scavi clandestini, pretendendo in cambio una percentuale sulle vendite nel mercato nero dell’antiquario. Siti archeologici saccheggiati – ha continuato il prof. Matthiae – sono in questo momento Apamea, una delle città romane d’Oriente, Dura Europos, simbolo del rapporto tra Roma e i Parti sull’Eufrate siriano e ancora Ninive e Nimrud, vicino Mosul, di cui i maggiori tesori artistici sono al British Museum ma di cui molti rilievi preziosissimi si trovano nel sito in una sorta di museo all’aperto e pare siano ora oggetto di saccheggio proprio per la vendita sul mercato antiquario».

https://www.youtube.com/watch?v=JEYX_CbwAD8

Siamo di fronte a tutta una serie di crimini commessi contro l’intera umanità e contro la sua storia, come ha denunciato il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova: «Questa tragedia non ha solo una valenza culturale ma anche di sicurezza. È una strategia del terrore volta a destabilizzare e manipolare la popolazione. Mi appello a tutti i responsabili politici e religiosi della regione a sollevarsi contro questa barbarie». Ma non devono essere solo i politici locali a sollevarsi bensì tutti noi, perché si parla della nostra storia e di quella dell’Islam, troppo spesso erroneamente accostato a queste immagini crudeli che rappresentano solo una frangia estrema.

Fausto Mauro