Lettere dall’Oriente, rapporti e diplomazia ai tempi di Amenofi IV. L’archivio di Tell el-Amarna

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Obama in Italia, Renzi in Germania, Hollande in Olanda, Francesco I in Brasile. Non è fantapolitica, si parla semplicemente di viaggi diplomatici fatti per intrattenere, mantenere, saldare o risolvere rapporti tra due o più Nazioni.Oggi, grazie al progresso e alla tecnologia, che hanno permesso di ridurre le distanze tra un luogo e un altro del mondo, i capi di Stato intraprendono dei veri e propri viaggi per parlare con altri presidenti.

Un tempo però funzionava diversamente. In particolare, al tempo degli Egizi, degli Assiri, dei Babilonesi e di altri popoli, i vari re si mandavano delle lettere per comunicare tra di loro. Lettere che comunque avevano bisogno di qualcuno per giungere a destinazione e a occuparsi di questo lavoro erano i messaggeri. Si tratta di persone fidate del sovrano che partivano dalla città con lo scritto del loro re e lo consegnavano al destinatario.

Sappiamo molto bene come funzionavano i rapporti diplomatici tra i vari re del Vicino Oriente, soprattutto dopo la scoperta dell’archivio di el-Amarna alla fine del XIX secolo. Lo scavo ha portato alla luce 380 tavolette, riconosciute come lettere. Tell el-Amarna (fig.1) è situata in Egitto, precisamente nel mezzo dell’Antico Regno. In passato fu Akhetaton, scelta come nuova capitale dal faraone Amenofi IV (ca. 1350-1330 a.C.).

Le missive in questione riguardano le corrispondenze intrattenute da Amenofi IV (fig.2 busto dal Museo egizio del Cairo) e dal suo predecessore Amenofi III con i vicini signori del Vicino Oriente. Redatte in accadico (lingua di cui abbiamo parlato nei precedenti numeri), queste lettere presentano una particolarità: alcuni sovrani si rivolgono al faraone chiamandolo fratello, ciò a testimoniare il rapporto di pari grado tra i re. Infatti, i signori di Babilonia, Khatti, Mitanni, Cipro e Assiria avevano raggiunto un’importanza tale da permettersi di considerare il faraone come un fratello. Le lettere si basano essenzialmente su scambi, commerciali e persino di persone, al fine di procurare materiali o animali non presenti nel proprio regno e utili per la costruzione di nuovi edifici, per rinforzare gli eserciti o per assicurare un rapporto privilegiato con un altro re. Per esempio al faraone si chiedeva di mandare oro, avorio ed ebano; al sovrano di Cipro, rame e legno; ai Mitanni, cavalli; agli Assiri e ai Babilonesi, lapislazzuli e armi mentre al regno di Khatti, argento.

E, come scritto prima, non venivano scambiati solo oggetti e animali ma anche persone. È il caso di musici, esorcisti, medici, scribi e persino di donne. Queste ultime svolgevano un ruolo fondamentale. Donando una donna a un re, si sanciva uno stretto legame tra un sovrano e un altro. In cambio, il signore che inviava una fanciulla riceveva una grande quantità di doni. C’erano però dei casi particolari, il faraone a volte era davvero insaziabile! A questo proposito riporto un estratto di una lettera del faraone ad un sovrano di rango inferiore e quindi non un fratello: “Prepara tua figlia per il re tuo signore e prepara dei doni: venti bei servi, argento, carri e bei cavalli.” (da M.Liverani, Le lettere di el-Amarna. Le lettere dei “Piccoli re”, Paideia 1998)

Come vediamo i nostri sistemi di fornitura del gas o del petrolio, solo per dirne alcuni, con tutti i patti tra i Paesi interessati che ne seguono, affondano le loro radici in un passato lontano, dimenticato o soltanto ignorato da molti ma così affascinante e ricco di rimandi al presente che sarebbe insulso non interessarsene.

Al prossimo numero per nuove avventurose immersioni nella storia d’Oriente.

Fausto Mauro