L’olio d’oliva. Una possibile fonte di rinascita economica

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L’olio di Oliva è il prodotto che forse più di ogni altro caratterizza il bacino del Mediterraneo. I confini di questa area vengono, infatti, identificati con la zona colturale della pianta d’olivo, arbusto forte e longevo che ha trovato, in queste zone temperate, il suo habitat ideale.
L’origine della coltivazione è antichissima e la sua storia si intreccia con quella del progresso civile delle popolazioni mediterranee. Il successo della dieta mediterranea della prima metà del ‘900 e la (ri)scoperta delle proprietà benefiche dell’olio extravergine ha incentivato l’utilizzo di questo prodotto anche in Paesi non tradizionalmente consumatori.
La sua importanza è testimoniata dall’esistenza di un Consiglio Olivicolo Internazionale: il COI, che si occupa di favorire questo settore nei nuovi Paesi consumatori, promuovendo proprietà e i benefici dell’olio d’oliva.
Eppure oggi la visione del nostro paesaggio è a tratti straziante: oliveti incolti lasciati in balia della boscaglia, frantoi e mulini abbandonati, e solo una minima presenza di contadini temerari che esercitano una tradizione millenaria. La colpa può essere attribuita a vari fattori: la crisi economica, gli eccessivi costi di coltivazione o semplicemente la mancanza di volontà e di tempo.
Ma se la rinascita economica della nostra cittadina potesse partire proprio dalla rivalutazione e riscoperta dei suoi prodotti più tipici? La coltura, se resa economicamente vantaggiosa può rappresentare una buona fonte di reddito, oltre ad avere ripercussioni vantaggiose anche a livello ambientale e paesaggistico in chiave di richiamo turistico.
L’olio è una componente importante e insostituibile del nostro paese, da sempre caratterizzato dall’agricoltura e dall’artigianato, non a caso la presenza di pievi, antichi mulini, rocche e monumenti rappresentano un elemento di prestigio di Montecorvino.
Il mercato dell’olio extravergine d’oliva di produzione locale per crescere e consolidarsi richiede lo sviluppo e il consolidamento di forme di aggregazione fra produttori. Tutto deve necessariamente passare per una serie di interventi congiunti, a carattere divulgativo e dimostrativo, rivolti alla conoscenza e al miglioramento dei livelli di qualità del nostro olio, e alla riorganizzazione di oliveti attraverso operazioni di manutenzione magari offrendo sussidi a coloro i quali intendono intraprendere o riprendere tale attività.
Lo sfruttamento dei know how, ovvero le conoscenze e le abilità della tradizione montecorvinese, e la presenza di frantoi sul nostro territorio condurranno alla creazione di un sistema capace di produrre un prodotto unico sia per proprietà nutritive che organolettiche, con un proprio certificato e un proprio marchio, da offrire in un primo tempo ai paesi vicini, poi al mercato regionale e nazionale.
Tra l’altro, l’UE sostiene campagne di informazione e di promozione volte a incoraggiare la conoscenza e il consumo dei prodotti europei. Regolamenti recenti hanno stabilito norme per la partecipazione finanziaria degli Stati membri al settore interessato, purchè ci sia un progetto valido di salvaguardia e sviluppo del territorio e, come in questo caso, del prodotto.
Tra l’altro, qualora la produzione e il commercio non risultasse in linea con i piani economici, si potrà ricavare biodiesel, un carburante liquido a base di materie prime rigenerabili. In una società in continua ricerca di fonti di energia alternative, il nostro olio potrebbe rappresentare una valida alternativa al petrolio e naturalmente una fonte di reddito per la nostra cittadina!
“Il giorno in cui questo Paese perderà contadini e artigiani non avrà più storia” affermava Pasolini, e allora non lasciamo che il nostro paese si abbandoni alla crisi, ma facciamo in modo che da essa si tragga ispirazione e forza. La riscoperta, la valorizzazione dei nostri prodotti e della nostra terra sono il mezzo principale per rilanciare la nostra economia e non certamente l’unico.

di Paolo Vicidomini