Messaggi (letterari) in bottiglia

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Navigare…una delle parole più belle della nostra lingua italiana. Pensate intensamente a questa parola: cosa evoca? Ho chiuso gli occhi e ci ho riflettuto su. Ho pensato al viaggio, al mare..e man mano le immagini sono diventate più complesse, i rimandi più strutturati. Ho pensato alla Storia, agli uomini, alle battaglie, ai galeoni. Alle leggende e ai miti legati al mare. Ho pensato ad alcune canzoni e all’odore delle reti da pescatore su una banchina. Ho intravisto le statue delle Madonne benedicenti ricoperte da ex voto di pescatori, ho pensato alle lampare, all’odore di sale e delle alghe, alle onde, ai proverbi legati al mare, alla pesca e alla navigazione.

Ho pensato a tutti i meravigliosi racconti, alle storie e ai romanzi “di mare”, letture di molteplici e differenti generi ed epoche. Alcune  di queste letture sono conquiste di anni recenti (sì perché ogni libro letto – o meglio riletto è una conquista, una consapevolezza in più), altre affiorano come ricordi lontani, dall’infanzia….

E ho voluto immaginare di lasciare al lettore una serie di “messaggi letterari in bottiglia”. Il messaggio chiuso in bottiglia e affidato al mare o alla corrente di un fiume è senza dubbio una delle immagini più belle legate al viaggio… I miei messaggi in bottiglia sono immagini letterarie; sono spunti, i miei ricordi di “storie di mare e di uomini” che mi piacerebbe la corrente portasse altrove…

La prima immagine letteraria che affiora nella mia mente è la storia di Giona. Ricordo un vecchio libro illustrato, di quelli per catechismo. Ero affascinata da questa illustrazione di Giona sul fondo del mare che sta per essere inghiottito da un grande pesce.

La storia di Giona è narrata in uno dei libri dell’Antico Testamento, nella Bibbia. Chi è Giona? Giona è un ribelle, uno spirito inquieto che disattende per ben due volte la missione affidatagli da Dio. Provate a rileggere questa storia e scoprirete un personaggio di straordinaria attualità.

Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare, e le correnti mi hanno circondato; tutti i tuoi flutti e le tue onde sopra di me sono passati”.

Il secondo ricordo letterario in bottiglia è Moby Dick. L’ho letto tantissimo tempo fa e forse dovrei rileggerlo. I ricordi sono sfumati, così come i nomi e i personaggi. Achab….questo no, non lo si dimentica. Il libro racconta il viaggio in mare di una baleniera alla caccia di un enorme capodoglio: una ricerca affannosa, cupa. E il viaggio diviene quasi una odissea.

Il giro del mondo! C’è molto in queste parole che ispira sentimenti d’orgoglio; ma dove conduce tutta questa circumnavigazione? Soltanto, attraverso innumerevoli pericoli, a quello stesso punto donde si è partiti, dove quelli che abbiamo lasciato indietro al sicuro sono stati avanti a noi tutto il tempo”.

Il terzo “titolo in bottiglia” è I Malavoglia, un romanzo che, ovviamente, a scuola fanno di tutto per fartelo detestare e che io fortunatamente ho riscoperto e apprezzato con una seconda lettura.

Inutile anche qui indugiare sulla trama (per questo si rimanda al libro o, per i più pigri, a Wikipedia!): quello che voglio ricordare è l’aspetto che più ho amato del romanzo: l’attaccamento al mare dei personaggi. Il mare, fonte di sopravvivenza e, al tempo stesso, di dannata maledizione. E protagonista del romanzo è anche La Provvidenza, ossia l’imbarcazione di proprietà della famiglia di pescatori protagonisti. Una barca che rappresenta tutto: la vita, il futuro, le disgrazie, la fatica, i sacrifici. 

Il mare è amaro, ed il marinaio muore in mare”. Perché il mare è, forse, l’unica cosa di fronte alla quale l’uomo si sente piccolo e impotente.

Perché mare è anche pericolo, è anche naufragio. Il mare è tutto e niente, è vita ed è morte, è gioia e malinconia, nostalgia e speranza, è ricordo ed è oblio.

“Il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole”.