MORIRE DI DROGA

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A sedici anni non dovrebbe succedere ma Lamberto è morto così, una sera d’estate mentre era in discoteca con gli amici. La notizia è giunta presto sconvolgendo tutti, poi altre notizie di ragazzi morti per droga o vivi per miracolo ma devastati fisicamente e psicologicamente dalle polverine o dalle pasticche colorate che oggi è cosi facile buttar giù.

L’estate è anche questo, droga, sballo, esagerazione. L’età del primo consumo si abbassa sempre di più, l’uso e abuso riguarda tutti e in particolare i giovani. La società è assente, distaccata, disinteressata e apatica. Ormai non si pratica più prevenzione, si agisce solo dopo le tragedie, quando ormai non serve più.

La colpa è di tutti. Spesso si rinuncia a proporre valori e norme ben precise. Molte volte i genitori non sanno farsi carico delle esigenze dei figli in modo consapevole. In molte famiglie l’idea di base è che “tanto non può succedere a me”, in quest’ottica è facile non vedere, non sentire, ed ecco che i comportamenti devianti si cristallizzano sempre di più.

L’adolescenza è un’età in cui si presentano grandi rischi ma anche straordinarie opportunità. L’adolescente si confronta con bisogni e desideri non più infantili, stabilisce nuovi rapporti, acquisisce la consapevolezza di essere unico, sa di poter scegliere per divenire diverso dagli altri. Tale processo di maturazione appare sempre più complicato. Passare dalla simbiosi genitoriale all’indipendenza non è facile, richiede risorse, sforzi, impegno.

In questa particolare fase di vita forte è il bisogno di sperimentare nuove strade attribuendo significati personali a tutte le nuove scoperte. L’incontro con le sostanze è uno dei tanti modi per sperimentare se stessi, i motivi sono tanti. Molti giovani usano le droghe perché sono un mezzo assai efficace per conseguire obiettivi ritenuti importanti come assumere l’immagine vincente del trasgressivo, conquistare la stima dei pari e facilitare la socializzazione. Altri utilizzano le sostanze per sondare parti sconosciute di se, identificarsi con il gruppo o esaltarsi nel superamento dei propri limiti. Inoltre, l’adolescenza porta a trasformazioni fisiche e psicologiche che generano ansie, paure e imbarazzo. Quando il carattere è debole molte volte la droga viene utilizzato per curare una sofferenza ma le conseguenze sono ben diverse. Shock psico-fisico, paralisi delle capacità personali, dell’azione e del pensiero, rottura dei legami affettivi fino all’isolamento, per non parlare degli irreparabili danni al sistema nervoso.

Bisogna intervenire. Si può sicuramente impedire il contatto con la sostanza, procedendo per piccoli passi. Prima di tutto è opportuno sfuggire da ogni forma di luogo comune, come l’idea che la colpa è sempre e solo dei genitori o che i giovani sono povere vittime della cattiveria degli adulti. Spesso  ciò che appare non corrisponde a ciò che accade nella psiche. A ciò va aggiunta maggiore attenzione ai campanelli d’allarme, il dialogo sull’argomento e la capacità di entrare in sintonia con gli adolescenti per offrire occasioni di riflessione su quanto sta succedendo o può succedere. Fondamentale il richiamo affettivo per far breccia e scogliere la sofferenza. Non serve la morale ma solo la comprensione e l’accoglienza per sensibilizzare, istruire e spaventare se necessario. Bisogna parlarne sempre di più e spingere a denunciare piccoli e grandi spacciatori per combattere con la vita chi vende la morte in piccole dosi ma letali.

Apriamo gli occhi, via i tabù, uccidiamo l’omertà e combattiamo per il benessere…ora!