MORTA PERCHE’ DONNA

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157 donne sono state uccise nel 2012, 179 nel 2013, dal 2014 a oggi gli omicidi “in nome dell’amore” sono in forte crescita, l’ultima due giorni fa. Il numero delle vittime di violenza supera ogni quattro anni quello delle vittime dell’olocausto, dati sicuramente agghiaccianti ma necessari per comprendere il fenomeno.
L’uccisione di una donna, a prescindere dal motivo o dallo stato dell’autore, è definita femminicidio e non riguarda solo il delitto privato ma tutte le forme di discriminazione e violenza di genere in grado di annullare la donna nella sua identità e libertà, non solo fisica ma anche psicologica e sociale. Tra tutti i flagelli mondiali questo tipo di violenza è il più equamente ripartito, lo si ritrova in tutti i paesi, in tutti i continenti e presso tutti i gruppi sociali, economici, religiosi e culturali. E’ quindi un fenomeno che riguarda tutti.
Morta perché donna. La colpa è quella d’aver trasgredito al ruolo ideale imposto dalla tradizione (la donna obbediente, la brava madre, la donna sessualmente disponibile) e di aver deciso di scegliere cosa fare della propria vita, sottraendosi al potere e al controllo del proprio padre, uomo, compagno, amante, partner.
Perché? Diverse sono le prospettive che cercano di delineare le probabili cause del fenomeno. La prima, la prospettiva sociale, associa il fenomeno alla tendenza maschile a non considerare le donne come individui indipendenti e con il diritto di autodeterminarsi, ma come cosa propria. Sembra che l’attuale mutamento dell’identità femminile, che va verso l’emancipazione e la libertà, sia vissuta dagli uomini come una minaccia alla propria vita e al proprio diritto al dominio, quindi in alcuni casi, l’unico modo per sentirsi autoritari, virili e capaci è alzare le mani, urlare, picchiare.
Alla prospettiva sociale si associa quella psicologica con una conclusione ancora più allarmante. L’analisi dei casi ha permesso di affermare che il 75% degli uomini colpevoli d’omicidio non presenta nessuna caratteristica psicofisica alterata, sono praticamente insospettabili, la restante parte invece oscilla tra vari disturbi di personalità, i principali: il disturbo borderline e dipendente. In questo caso fondamentale importanza ha il nucleo familiare all’interno del quale è cresciuto chi si macchia di tale reato. La violenza intra-familiare, nel periodo adolescenziale, può essere una possibile causa dello sviluppo della psicopatologia che può portare all’omicidio in nome dell’amore. Numerose statistiche hanno confermato che se un bambino assiste a violenza domestica è più facile che utilizzi poi violenza in condizioni di stress, perché è l’unica risposta appresa durante lo sviluppo, per cui in casi estremi il raptus ha la meglio sulle ruminazioni.
La psicologia della donna vittima di violenza è altrettanto complessa. Pensieri quali: “E colpa mia”, “Ho vergogna”, innescano inconsapevolmente meccanismi di negazione, scissione e rimozione utili per riuscire a gestire la quotidianità, salvare la propria famiglia, evitare chiacchiericci. Gli episodi di violenza sono negati o si decodifica l’atto violento in punizioni per errori commessi, la donna si divide in donna emotiva e donna razionale, da una parte il dolore dall’altra i doveri di moglie e madre che la spingono a cancellare dalla percezione consapevole le violenze, non si può parlare, nessuno deve sapere.
Il silenzio però è la peggiore risposta. E’ importante che la donna impari a riconoscere le situazioni rischiose, così com’è fondamentale che impari ad essere consapevoli che al di là del proprio amore, ogni atto violento va denunciato a chi di competenza: carabinieri, centri antiviolenza, consultori, pronto soccorso o chiamando il 1522.
Tutto ciò che disturba fisicamente e psicologicamente, anche il più piccolo gesto, deve essere preso in considerazione e interpretato come messaggio prezioso. Urla improvvise, schiaffi, pugni, domande di troppo, gelosia morbosa, ossessioni, privazioni, offese, accuse, pedinamenti… Non sono amore.
Nessun legame familiare ci costringe all’autodistruzione e nessun amore maledetto vale la vita, sopportare la violenza non è la soluzione ma solo il preludio della fine.