Napoli… ti adoro!

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Scrivere di Napoli: impossibile in 4000 caratteri spazi inclusi. C’è il rischio di dire cose ovvie: “vedi Napoli e poi muori”, “la città più bella del mondo”, “è sporca”, “è pericolosa”, “attenzione alla borsa e all’orologio” o di ripiegare sui soliti luoghi comuni da cartolina: panni stesi al sole, pizza e mandolino. Mare, Vesuvio e pino marittimo in primo piano.

Ma c’è una tendenza ancora più pericolosa: sfociare nell’eccessiva retorica, nel drammatico, quasi neomelodico: “è un popolo che cade e si rialza” , “si scuoterà la cenere di dosso”… parole a effetto e anche vere, ma che non bastano a descrivere le fattezze di una città che si fonda tutta su un precario equilibrio di spensierata noncuranza, drammatica immutabilità, di contraddizioni e prospettive.

 Non posso dire di conoscere bene Napoli ma non mi è certo sconosciuta; in 8 anni di cose ne vedi e non è una città di fronte alla quale puoi restare indifferente. Questa è forse la sua vera grande bellezza. A tanti suscita odio (ma spesso è antipatia per il “suo popolo”), molti la amano ma nessuno può rimanere muto di fronte a essa.

 Non riesco a fare una selezione mentale di storie, monumenti, scorci, volti, da raccontare.

Mi limiterò perciò a descrivere un solo, unico luogo. Una strada che ho amato e amo: la Pignasecca.

E’ una strada del centro storico, tra l’ultimo tratto di Spaccanapoli, il decumano inferiore, e Via Toledo. La Pignasecca è una strada popolare meravigliosa. E’ la strada del pane. Entri in una delle tante panetterie per comprare una “frusta” e ti ritrovi a mangiare una pizzetta. E’ la strada del mercato perenne: un flusso indistinto di pedoni, motorini, macchine, bancarelle, dove non c’è confine tra marciapiede e strada.

E’ la strada delle pescherie: uno spettacolo unico. La domenica mattina scendi in strada e compri pesce freschissimo (perché non è vero che a Napoli di domenica si cucina solo ragù) alla Pescheria Azzurra con ricetta e consigli inclusi nel prezzo.

E’ la strada di negozi unici al mondo: Fiorenzano, il re del fritto, Fortuna la Bananara, Pietruccio, un supermercato che definirei surreale, gli “olive e baccalà” ossia negozi specializzati nella vendita di conserve, in particolare scatolame e salamoie.

La Pignasecca è un microcosmo che pullula di vita, di studenti fuorisede, di famiglie napoletane ingombranti con la musica neomelodica a tutto volume (e al mercato ci sono vari venditori specializzati nel genere), ma anche di media borghesia e giovani coppie che hanno scelto di investire acquistando casa a ridosso dei Quartieri Spagnoli.

 E’ anche la strada delle “infrastrutture”, un punto di riferimento fondamentale per chi si sposta con i mezzi pubblici: a Montesanto ci sono sia la metro e sia la Cumana. Importante è anche l’Ospedale dei Pellegrini, una struttura che riesce a eccellere per la qualità di alcuni servizi sanitari quanto a sorprendere per le scene da commedia che regala (passando lì davanti non è raro incontrare pazienti in pigiama che escono in strada per andare al bar).

Altra meraviglia di questa strada sono le numerose edicole votive che vi si trovano: la sintesi di una religiosità fervida, popolare ma anche profana, superstiziosa. Ex voto accanto a “pagelline” di lutto, ceri e bandiere del Napoli, fiori e lettere che raccontano di storie di amore o povertà (materiale e sociale).

Dal punto di vista urbanistico, la strada è ricca di edifici storici e di pregio architettonico, molti fatiscenti e abbrutiti da violenti abusi edilizi. La Pignasecca è anche il regno dei famosi “vasci”, ossia bassi, case a piano strada, interessanti casi di studio architettonico. Ho visto molti bassi e devo ammettere che in tutti c’è un uso degli spazi sapientissimo: quello tipico è di solito è un appartamento confortevole e pulitissimo in cui le scelte decorative ricordano (uso abbondante del verde rame, dell’oro e del bianco) lo sfarzo delle chiese del Barocco napoletano. Tornassi oggi a vivere a Napoli sceglierei un basso, ma sempre alla Pignasecca!

Antonella Viola