Quando Dio creò la perla dei Picentini

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QUANDO DIO CREO’ “ LA PERLA DEI PICENTINI “

 

Dio Onnipotente, nel terzo giorno della creazione, coprì la terra di erba verde, di ogni specie di piante con il proprio seme e di ogni specie di albero da frutta. Nei giorni successivi, completò la sua meravigliosa opera, perfezionandola e ponendo su di essa quello che poi sarebbe diventato l’elemento più discutibile che si potesse mai immaginare : l’uomo !

In una parte di quella terra, dapprima selvaggia, ubicò  una stupenda valle  attraversata da due fiumi, chiamati poi Tusciano e Picentino, che contribuirono a renderla fertile e tanto ricca di produzione spontanea da essere simile a quella più famosa dell’Eden.

Si insediarono in questa zona, dopo molti anni, alcune popolazioni  che ebbero il privilegio di godere di tutto quel bene meraviglioso, in punti strategici e di straordinaria bellezza.

I primi abitatori furono i pastori Sabelli sui monti e gli Osci in pianura, modificati etnicamente da innesti greci ed etruschi.

La vita si svolgeva tranquilla, abbondava la transumanza, e vi erano continue immigrazioni di pastori provenienti dall’ alto Sannio e dalla Puglia, specialmente nei periodi estivi, per usufruire della bontà della vegetazione spontanea e della ricchezza  di pascoli,  alberi e selvaggina.

Nel 269 a.C., quando il console romano Sempronio Sofo, distruggendo il territorio Piceno, ebbe la stupenda idea di trapiantare quella popolazione sconfitta nella Campania, nel vasto territorio compreso tra i fiumi Sele e Sarno, iniziò la storia scritta, destinata, poi, a segnarne in maniera definitiva lo sviluppo ambientale, urbanistico ed economico.

Quei poveretti , in origine  Piceni, furono chiamati Picentini, per distinguerli dai primi, e fu fatto loro obbligo di costruire una città, Picenza, e  di conseguenza, il citato territorio si definì “ Ager Picentinus”.

Ma i Picentini, trapiantati con la forza, non si sottomisero mai al giogo romano,e si ribellarono ad essi in ben due occasioni, una prima volta ( 219 – 202 a.C) durante la II guerra punica, allorché si allearono con Annibale, ed una seconda volta ( 90 – 88 a.C.) durante la guerra sociale, quando tutte le popolazioni dell’Italia meridionale insorsero contro i forti dominatori.

Picenza fu rasa al suolo per ben due volte e, mentre con la prima sconfitta ebbero ristretto il territorio tra i fiumi Tusciano e Picentino, la seconda volta, addirittura non poterono ricostruire una città unita, bensì sparsa per piccoli nuclei abitati, facilmente dominabili in caso di ulteriore insurrezione.

Nacquero piccoli nuclei di case, piccoli villaggi, cui era affidata la sorveglianza di guerrieri romani ormai in pensione, che, nella maggioranza , se non nella totalità  dei casi, affidarono, a loro volta, tale controllo a potenti famiglie del luogo.