QUEL COMPAGNO INFEDELE

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L’alcol è la sostanza psicoattiva più largamente consumata in Occidente. Costa poco, è reperibile ovunque, in qualsiasi momento, ed è socialmente accettato. Ovunque, dove le persone s’incontrano, si beve. Dove si festeggia, si brinda con le famosissime bollicine. Molto spesso ci s’incontra per “farsi un drink” e ogni pietanza prelibata deve essere sempre accompagnata da un buon bicchiere di vino. Tutto lecito se si è in grado di ridurre al minimo il numero dei bicchieri bevuti, ma se ciò non accade le conseguenze in termini di patologie correlate, sono assai gravi. In molti bevono ma pochi sanno che questo inebriante liquido trasparente, inodore, volatile e facilmente mescolabile con altre sostanze psicoattive, è la causa della maggior parte delle patologie fisiche e psichiche dell’uomo dipendente ed è in grado di modificare la personalità dell’individuo che con il passare del tempo è socialmente etichettato come  etilista o alcolizzato.

L’alcolismo in forma cronica, considerato per lungo tempo come la conseguenza di un malessere psicosociale, è oggi ritenuto più correttamente una malattia vera e propria che ha in genere uno sviluppo lento e può durare diversi anni. Spesso si manifesta con l’attribuzione di un’importanza eccessiva alla disponibilità di alcolici, che finisce per condizionare anche la scelta degli amici e delle attività ricreative; nelle bevande alcoliche l’etilista cerca più un modo per alterare la propria coscienza che non la condivisione di un rito o di una consuetudine sociale.

Volendo tracciare un profilo psicologico dell’alcolista, si potrebbe dire che si tratta di una persona debole e per lo più sola, giovane, che spesso ha già vissuto storie d’alcolismo nel proprio contesto familiare e che forse, a causa di ciò, ha sviluppato particolari caratteristiche di personalità, quali l’impulsività, la scarsa autostima e il bisogno di essere socialmente accettato, che la spinge a  bere in modo inadeguato per tutto il giorno, tutti i giorni .

Inizialmente l’alcolista mostra una forte tolleranza nei confronti dell’alcol, il quale, tuttavia, finisce rapidamente per condizionare tutti gli aspetti della sua vita quotidiana, assumendo un peso maggiore delle relazioni interpersonali, del lavoro, della reputazione e perfino della salute. Quando l’assunzione di bevande alcoliche diventa una necessità cui non è più possibile opporsi, quando l’alcol si desidera, in genere insorge la dipendenza fisica ossia la modifica dell’equilibrio dei neurotrasmettitori cerebrali legati al piacere. Dal punto di vista sociopsicologico l’alcol diventa l’unico mezzo per non provare disagio, per sentirsi bene e per annullare tutte le sensazioni negative. A livello fisiologico, invece, le conseguenze possono essere: disturbi epatici, cardiaci, deficit nelle funzionalità sessuali, complicazioni neurologiche, osteoporosi e aumento del rischio di tumori.

Il comportamento compulsivo verso tale sostanza da luogo ad una vera e propria condotta da tossicomane e come tutte le tossicomanie la dipendenza dall’alcol si manifesta con sintomi ben precisi, quali: piacere nel bere con la tendenza ad aumentare la dose per mantenere il medesimo effetto, spreco di tempo considerevole trascorso a bere e a rimettersi dagli effetti dell’ubriachezza, preoccupazione continua per il proprio comportamento, sforzi continui per ridurre o smettere, sensi di colpa, insensibilità, astinenza con nausea, sudorazione, tremore e  aggressività, incapacità di ricordare conversazioni o impegni presi, ecc.

La prevenzione, soprattutto negli ambienti scolastici e ricreativi è fondamentale, così come l’intervento tempestivo in situazioni di sospetto. Per i giovani la probabilità di dipendenza dipende dall’influenza dei parenti, del gruppo di amici, dalla suscettibilità ai modelli pubblicitari, dalla precocità dell’uso dell’alcol, dalla necessità psicologica di ricorrervi e dai fattori genetici in grado di far aumentare il rischio di dipendenza. E’ necessario essere più attenti, diventare ottimi osservatori. Segni e sintomi dell’abuso di alcol sono facilmente riscontrabili in ogni soggetto sotto forma di: perdita d’interesse, occhi rossi, parole biascicate e perdite di memoria, difficoltà o cambiamenti nelle relazioni con gli amici, sbalzi d’umore frequenti e comportamento difensivo.

Molte persone affette dall’alcolismo sono restie a farsi curare, perché non si rendono conto di avere un problema. È necessario l’intervento dei familiari e degli amici per aiutarli a capire e accettare di aver bisogno di aiuto. Il primo passo verso la guarigione potrebbe consistere nell’accompagnare il soggetto dipendente a colloquio da uno specialista, tenendo in considerazione che per aiutare chi ha problemi con l’alcol esistono diversi tipi di terapia; secondo le circostanze essa può consistere in un intervento breve, in una serie di consulenze psicologiche, oppure nel ricovero presso una struttura residenziale.

Tra i vari interventi quello attuato dall’associazione “Alcolisti Anonimi” sembra essere uno dei più efficaci. Il programma terapeutico si articola in dodici fasi, ovvero in dodici suggerimenti diretti per chi sceglie di rinunciare all’alcol. Le dodici fasi offrono una guida verso la guarigione e aiutano gli alcolisti a capire la loro impotenza nei confronti dell’alcol. Rilevano inoltre l’importanza dell’onestà sul passato e sul presente. All’interno degli Alcolisti Anonimi la guarigione è basata sull’accettare l’unicità dell’esperienza di ciascuno. Ascoltando la storia degli altri e condividendo la propria, chi abusa di alcol, o è dipendente, impara che non è solo.

Il mio parere…L’uomo è già stupefacente per sua natura, non c’è bisogno di assumere altro. Utilizzate le vostre potenzialità, scopritele e sfruttatele, abbandonate l’inutile, meglio godersele da lucidi tutte le esperienze di questa vita che viverle per poi dimenticarle a causa di un fortissimo mal di testa!