San Martino Borgo Antico 2013

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La cronaca spicciola imperversa spietatamente su questa edizione di “Borgo antico”, perché all’entusiasmo dei tanti organizzatori dell’evento è stata contrapposta la violenta scarica d’acqua che la sera del 9 agosto, secondo appuntamento della manifestazione, si è abbattuta inclemente su palchi, stand, persone e appuntamenti. Il risultato è stato un obbligatorio annullamento della serata, successivamente posticipata in forma ridotta il giorno 11 con diverso sforzo, qualche insoddisfazione, ma sicuramente con la consolazione di non aver del tutto perso l’impegno prodigato nei giorni precedenti. E sicuramente con il desiderio di rifarsi l’anno prossimo. A tutti coloro che hanno partecipato attivamente e messo in piedi questa festa va un caloroso abbraccio e un doveroso ringraziamento.

Conviene dunque concentrarsi sulla serata dell’8 agosto, durante la quale si sono svolti gli appuntamenti previsti, vale a dire lo spettacolo de “la maison de la dance”, nonché gli appuntamenti musicali dei gruppi “Tammorrasia”, “Gli evolution”, “Pippo dei sottosopra” e il “Duo simpatia”. Ancora una volta, questi eventi erano snodati lungo l’affascinante percorso costituito dal borgo stesso, una via che da un lato presenta architetture antiche e suggestive e dall’altro un più che piacevole scenario naturale dal quale è possibile vedere un panorama nascosto ma estremamente bello.

Gli ingredienti principali della formula dell’anno scorso si ritrovano anche in questa edizione: mostre di artigianato e pittori locali, cucina tradizionale dai prezzi accessibili, stand degustativi e promozionali di vari prodotti locali e non. Preziosa, inoltre, la partecipazione e presenza di associazioni culturali, tra i quali anche quella del Forum dei Giovani di Montecorvino Rovella, che ai miei occhi quasi sta a simboleggiare il passaggio di testimone tra una generazione e l’altra, e quanto sia importante per la nuova conoscere e apprendere dalla vecchia. Particolarmente accattivante la mostra di tutù da ballerina allestita da “Academy dance” che si è distesa lungo una scalinata macchiandola di colore e fantasia.

Il borgo anche questa volta si è animato di vita, luci e chiaroscuri che in parte nascondevano e in parte rivelavano angoli solitamente dimenticati o peggio ancora non conosciuti. Una folla brulicante e fremente – ma mai confusionaria – ha animato antiche vie e palazzi e sembrava quasi che ci si potesse parlare con gli edifici, che poteva esserci la possibilità di ascoltare le storie che hanno da raccontarci. La musica era un contorno, il piatto principale era la voce dei mattoni, delle porte, degli archi.

Ma c’era, in questo continuo vociare, un angolo che forse più di tutti affascinava: quello nel quale un telescopio permetteva a tutti di scoprire il cielo e di assaporarne il silenzio. Si, in quella frenesia di tammorre, tamburelli, flauti sopra tutto ricordo quella fetta di silenzio immerso nel buio e nel quale mi sono a mia volta immerso guardandolo. Mi venivano in mente la conclusione della “Critica della ragion pratica” di Kant (nonché il suo epitaffio) che dal 1788 sussurra all’umanità quelle parole severe e meste allo stesso tempo: “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. Di questo – e forse questo soltanto – abbiamo davvero bisogno noi uomini, e Montecorvino Rovella (che da anni si fregia di un’appartenenza all’astronomia che c’è e non c’è) dovrebbe forse a maggior ragione fare proprie queste parole.  

Danilo D’Acunto