SCUOLA, IDENTITA’ E BULLISMO

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Settembre si torna a scuola. Sveglia presto, le lezioni, le interrogazioni e poi gli amici, la ricreazione, le gite scolastiche e le recite.
L’esperienza scolastica intesa globalmente, non solo come successo o insuccesso nell’apprendimento ma anche come crescita e promozione; assume notevole rilevanza ponendosi come fattore di protezione o di rischio rispetto ai possibili processi educativi.
Essa può essere paragonata a una palestra in cui ci si allena per diventare adulti, un luogo in cui si entra in contatto con se stessi attraverso l’identificazione con gli altri. I bambini in età scolare, infatti, strutturano la loro identità attraverso il gruppo dei pari che facilita l’emancipazione dagli adulti attraverso confronti e attività condivise. Interagire con gli altri stimola le abilità sociali, offre la possibilità di sperimentare ruoli diversi da quello di figlio e di iniziare a definire una personalità autonoma. Ciò permette di far emergere alcuni aspetti del proprio carattere, molti dei quali rimarranno stabili nel tempo. Ma non sempre tutto va nel verso giusto, spesso la scuola può essere anche luogo di comportamento antisociale, aggressivo, vessatorio e intimidatorio, luogo di bullismo.
Uno studente è vittima di bullismo quando è esposto nel tempo ad azioni offensive messe in atto da uno o più compagni con intenzionalità, sistematicità nel tempo e asimmetria di potere (differenze fisiche e psicologiche tra bullo e vittima). Si può iniziare da una merendina rubata e finire con furti di soldi e cellulari ottenuti attraverso minacce o con l’uso della violenza (pugni, schiaffi, calci). L’aspetto preoccupante è che tale fenomeno non riguarda solo il bullo e la vittima ma coinvolge l’intero gruppo dei pari. Il bullo è generalmente un bambino aggressivo e impulsivo con una personalità forte che riesce ad ottenere dei seguaci che lo approvano, lo incitano senza però mai prendere parte alle azioni violente. Le vittime sono spesso bambini insicuri e ansiosi che non reagiscono agli attacchi, ma piangono oppure s’isolano sviluppando un malessere che può portare ad alienazione, dispersione scolastica, difficoltà d’apprendimento, o nei casi estremi anche ad atti di autolesionismo e tentati suicidi. Seppur cosi diversi bulli e vittime condividono una difficoltà: il mancato riconoscimento delle emozioni. Il bullo non sa immedesimarsi nella vittima e ne disconosce i segnali di sofferenza mentre la vittima non sa riconoscere le espressioni di rabbia del bullo e talvolta finisce anche per provocarlo, ingenuamente. L’atto d’inciviltà subìto spesso rimane nascosto per paura di future rappresaglie e per sentimenti di estrema insicurezza, ciò porta a una maggiore strutturazione del fenomeno, sempre più bullo io sempre più vittima tu. Fondamentale in questo contesto è la prevenzione attraverso l’educazione al rispetto e alla cooperazione. La scuola è la prima vera istituzione sociale dove gli studenti devono essere incoraggiati a denunciare episodi di bullismo per un pronto intervento delle autorità. Aumentare le conoscenze degli insegnanti e dei genitori è il primo passo utile al contenimento del fenomeno. Conoscerne le cause e le conseguenze permette di cogliere precocemente eventuali segnali di disagio e dinamiche aggressive dentro le mura. I programmi scolastici dovrebbero includere, forse prima dell’insegnamento delle discipline di base, la promozione delle abilità sociali e l’alfabetizzazione emotiva. Molto importante è la fiducia che i ragazzi devono avere nelle proprie figure di riferimento e nelle istituzioni. Sarebbe opportuno che ogni scuola istituisse un sistema di denuncia condiviso che consenta ai bambini di segnalare in modo protetto e senza timori angherie da parte dei loro pari. Come per ogni altra problematica la soluzione primaria è comunque e sempre il dialogo. Osservate i vostri figli, i vostri alunni, parlate con loro, quello che a voi può sembrare una “banale ragazzata” per vostro figlio può trasformarsi in un vero e proprio incubo.

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