Spiritualità? No grazie.

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Dalla Teleologia alla Spiritualità il passo potrebbe essere breve, dipende dalla personale visione che ci si fa del mondo. Il senso dei fatti, per chi si approccia in modo materialistico alle complicazioni della vita, potrebbe non destare interesse alcuno. Una siffatta visione del mondo, che mi ricorda molto il Principio di Indeterminazione di Bohr, e che considera figli del dio Kaos i fenomeni che ci accadono nel corso della nostra esistenza, fa scintille, invece con altri aspetti, che pure sono oggetto di specifiche discipline scientifiche, e che la natura offre, quotidianamente, ai nostri sensi, al nostro intelletto, e soprattutto, al nostro intuito. Il concetto di casualità nega quell’intelligenza, così evidente, che pervade la natura tutta: la Legge Della Caduta di Gravi elaborata da Newton, le Leggi della Termodinamica e della Fisica Quantistica e ancora la costante della velocità della luce (secondo Einstein) e il sole, non va a zonzo nello spazio infinito, ma seguendo una determinata rotta, trascinandosi dietro l’intero planetario, si dirige verso un punto preciso della costellazione di Ercole. Insomma, questo mondo, l’universo, la nostra vita, sono dimensioni regolate e sostenute da Leggi ben precise. Sono leggi che esistevano e che operavano già da prima che l’uomo se ne accorgesse. Noi, come esseri umani, ce ne siamo semplicemente “accorti”. Tiriamo adesso un parallelo da questa struttura dell’universo, organizzata, regolata, calcolata, disciplinata, a quella della nostra esistenza. Una visione entropica ed indeterministica dell’esistenza umana, in cui tutto avviene a caso e senza un disegno preciso, è sorprendentemente in contrasto con l’armonia che regna invece nel mondo. E’ possibile che noi esseri umani incarniamo la variabile impazzita? Che l’esistenza di ognuno di noi e che i fatti che ci “tocca” vivere siano in totale contrasto rispetto a questo universo, a cui apparteniamo e di cui pure siamo figli? Come si può accettare l’idea o farsene quanto meno illusione che il “Progetto Uomo” non risponda anch esso a delle leggi ben precise, a degli ordini superiori e che, probabilmente, solo per nostra ignoranza, solo per il fatto di essere a QUESTO punto della nostra scala evolutiva, ancora non ci è dato di conoscere? Il punto non è acclamare la Critica della ragion pura di Kant o sostenere lo scetticismo di Hume e neanche ignorare la ristrutturazione del pensiero orientale da parte di Confucio; non si vuole neanche trasformare, a tutti i costi, in un paradiso celeste questa valle di lacrime; si tratta, invece, di andare alla ricerca dell’Intelligenza che si cela nella vita. Ogni sapere, quale ne sia la fonte, può essere di grande aiuto, purché sia di stimolo ad una crescita nella Consapevolezza: aumentare il senso di vivere con la coscienza di vivere. Il mistero dell’esistenza, se abbracciato con passione, ci conduce ad una dimensione della natura umana da cui cui ci siamo separati: la spiritualità. La visione utilitaristica e speculativa con cui guardiamo il mondo, ci porta a considerare la spiritualità come un oggetto inutile, anzi ingombrante. La spiritualità è anche vista come portatore di mistero e di concetti incomprensibili, la ragione ci spinge, giustamente, a starne alla larga, nulla fa più paura di ciò che non si può comprendere e non si può capire; ciò che non è possibile organizzare in una logica sequenziale e razionale, comporta la ristrutturazione degli schemi con cui interpretiamo il mondo, bisognerebbe destrutturare, disorganizzare per poi ricreare una visione più ampia. Affacciarsi a nuovi orizzonti, ecco quello che, in fin dei conti, ciò che la nostra mente più teme: guardare oltre, superare i limiti. Filosofare non è una perdita di tempo, dice Abbagnano: Filosofare significa in primo luogo affrontare ad occhi aperti il proprio destino e porsi chiaramente i problemi che risultano dal proprio rapporto con se stesso, con gli altri e col mondo.

Emiliano Abhinav Boccia Orizzonte