Un mare di inchiostro

0
637

 

 

Il grande viaggio della letteratura occidentale nacque quasi 3000 anni fa quando fu narrata la prima avventura sul mare che la storia abbia mai conosciuto, quella di Odisseo che dopo la guerra di Troia tentava di ritornare alla sua casa in Itaca, e prima di riuscire a dormire nel proprio letto dovette affrontare uomini, donne, mostri e dei.

E’ emblematico notare come la letteratura del nostro emisfero sin da subito sappia di acqua salata, di nobile legno ben lavorato che solca creste d’onde di un mare che a volte è amico fraterno, simbolo di nuovi orizzonti da scoprire, a volte è un avversario torbido, severo come un possente dio antico e barbuto. Non è un caso che  i Greci avevano un nome per identificare il primo (“okèanos”, il mare da attraversare ) e un altro per indicare il secondo (“pòntos”, il mare oscuro e ricco di pericoli).

Dal momento della sua nascita in poi, l’arte di raccontare non ha fatto che trasmigrare da una sponda all’altra di quel grande specchio d’acqua che è il mare Mediterraneo e così dalla Grecia il testimone letterario fu passato a Roma; e quando infine anche l’impero di quest’ultima si sfaldò, ecco che il bisogno di narrare trovò ospitalità, un po’ alla volta, nelle varie zone d’Europa.

Il mare dunque è stato non solo traghettatore di merci e uomini che partivano alla scoperta di nuove terre, ma anche di idee, di pensieri, di arte; tante pagine di letteratura non sono solo bagnate di inchiostro ma anche intrise di salsedine e accarezzate dalla brezza marina. Vediamo qualche titolo insieme.

Sicuramente uno dei grandi capolavori di questa tematica è “il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway, che più che un racconto sembra quasi essere un saggio sul destino dell’uomo perso nell’infinita (e solitaria) vastità della sua esistenza, una sfida primordiale tra l’uomo e se stesso, piuttosto che tra l’uomo e la natura. Doveroso poi menzionare altri grandi classici come “Moby Dick” di Herman Melville, un libro dai contenuti quasi biblici per l’elevata caratura morale che lo contraddistingue e dicasi lo stesso per un’altra opera del medesimo autore come “Billy Budd il marinaio”. Ma accanto a Melville va poi citato Joseph Conrad che naviga sulle rotte delle parole contenute in alcuni capolavori quali “Lord Jim”, “Tifone” e “La linea d’ombra”.

Ma fin qui abbiamo citato i passi obbligati di chi vuole scoprire la letteratura di mare. Per andare un po’ più oltre conviene addentrarsi nelle acque alte del grande Patrick O’ Brian, l’autore della saga del capitano Jack Aubrey, che conta ben 21 libri (anche se l’ultimo è incompleto) di cui uno nel 2003 ha avuto una fortunata trasposizione cinematografica con il film “Master and commander” con Russel Crowe nei panni del protagonista. Questa saga è forse la più affascinante che un appassionato di mare possa mai leggere, arricchita da una attenta ricostruzione storica e un’ottima conoscenza della materia: il lettore che si immerge nelle sue pagine si ritroverà a vivere in pieno l’atmosfera della marina inglese del XIX secolo.

O’ Brian deve a sua volta molto al grande capostipite delle avventure della marina inglese, il capitano Horatio Hornblower, protagonista della saga scritta da Cecil Scott Forester e che consta di 11 libri. Di tale saga esiste una miniserie televisiva britannica di 8 puntate.

In ultimo, e scusandoci con scrittori come Stevenson non citati per motivi di spazio, va menzionato il contemporaneo Björn Larsson, grande appassionato di barca a vela (dove tra l’altro ha scritto molti dei suoi romanzi) che si è fatto conoscere al grande pubblico con opere quali “il cerchio celtico”, “la vera storia del pirata Long John Silver” e “la saggezza del mare”. Il suo stile è molto interessante e forse leggermente più coinvolgente per il lettore di oggi che potrebbe avere un po’ di difficoltà a prendere confidenza con i termini marinareschi dell’800. Larsson – nonostante inserisca molti elementi storici – tende a strizzare l’occhio alla modernità, ma in effetti il soggetto dei suoi libri resta il mare puro, quella sconfinata distesa di acqua che si stende da occidente a oriente e che nella sua immobilità sembra non avere uno spazio o un tempo nel quale essere collocato.