V come Valencia

0
570

 

 

V come Vento. E’ il primo incontro che si fa quando si scende dall’aeroporto di Manises a Valencia, capoluogo della Comunidad Valenciana (in Italia, “Regione”) della Spagna centro-meridionale. Il vento è una caratteristica costante della città in quasi tutto il periodo dell’anno. Un vento giocherellone, a tratti fastidioso ma rigenerante sempre, carico di odore di mare, di salsedine, di pulito. E’ sempre il vento che nel mese di Marzo, insieme all’aria primaverile, fa annusare ad abitanti e ai numerosissimi turisti el polvo, vale a dire la polvere da sparo dei botti e dei fuochi d’artificio che accompagnano quotidianamente tutti i primi 19 giorni di questo mese nei quali si celebra la festa più importante di Valencia: Las Fallas. Un evento difficile da descrivere, ma meraviglioso da vivere. Al centro di alcune vie urbane apparivano, sin dalla fine del XVIII secolo dei piccoli pagliacci appesi da finestra a finestra o piccoli catafalchi sopra ai quali veniva esposta “la vergogna pubblica” rappresentata da pupazzi allusivi ad avvenimenti, condotte o personaggi censurabili (satira sociale o politica). La parola Falla si riferisce al monumento (statua di legno, cartongesso e polistirolo esposta nelle vie) e all’associazione/comitato di persone di un quartiere. Il momento clou de las Fallas, è quando a mezzanotte del 19 per onorare San Josè inizia la Cremà, cioè tutte le 375 fallas di Valencia ardono contemporaneamente e per un attimo vi sono 375 immensi falò in contemporanea, strade chiuse al traffico, un mare di gente ad assistere e fuochi d’artificio danzanti su uno sfondo stellato.

V come Vela. Che tra l’altro fa coppia con Vento e che insieme costituivano uno dei principali motivi della presenza a Valencia dell’America’s Cup; la competizione velistica più famosa al mondo e, eccezion fatta per le Olimpiadi, lo sport più antico del mondo (1851) dove “there is no second”. La nuovissima Marina Real Juan Carlos I di Valencia ha visto sfilare gioielli velici chiamati Alinghi, Oracle, Luna Rossa, Mascalzone latino, New Zealand, Shosholoza e tanti altri che hanno partecipato alle 2 edizioni dell’America’s Cup (2007 e 2010). Protagoniste assolute della manifestazione le vele che avevano l’arduo compito, per vincere, di andare alla ricerca del vento e, al tempo stesso e al momento opportuno, anche di saperlo evitare in un continuo gioco di inseguimento e di fuga del/dal vento.

V come Velocità. Anch’essa protagonista sempre presso la Marina Real, l’intera zona portuale sopra citata che stavolta invece diventa scenario del Gran Prix di F1, la gara automobilistica di monoposto che rispondono a nomi come Ferrari, Mercedes, Red Bull, Mc Laren, etc. L’eco della velocità raggiunge le zone più estreme del centro urbano e per ben due ore non se ne può fare a meno, ma a pensarci bene, non se ne vuol far meno perché è bello, divertente e originale starsene a mare, sulla splendida e ampia spiaggia della Malvarrosa ascoltando il rombo dei motori e pensando che piloti come Alonso, Vettel o Hamilton stiano lì, a pochi passi a rincorrere la velocità.

Una cosa, in particolare, mi sta molto a cuore dire di Valencia, al di là della bellezza della città, dei suoi abitanti, del ritmo di vita. Chi scrive ci ha vissuto e lavorato per 2 anni e la permanenza serena, rilassante, oserei dire benefica derivante da questa città, mi ha permesso di scrivere, di conoscere la scrittura ma soprattutto il senso di grande libertà che si prova a riempire dei fogli bianchi (sono nati 2 miei piccoli figli letterari nei giardini e sulle spiagge di Valencia). Valencia e il suo ritmo di vita mi ha aiutato a capire che solo quando si scrive si è veramente liberi. Ecco, a Valencia devo questo, il regalo più bello… La libertà di essere regista, artefice, demiurgo di trame letterarie, di realtà, di mondi, di vicende, di destini in cui si è liberi di intrecciare o sbrogliare senza far mai del male a nessuno, ma facendo, o almeno cercando, di fare del bene a se stessi e agli altri.

Vladimiro D’Acunto