Virtù e Fortuna

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Parlare di fortuna oggi è diventato una consuetudine, in ogni gesto o in ogni azione del vivere quotidiano.

Tutti aggrappati alla sorte, tutti contenuti in una ruota, lentamente mescolati non da una dea bendata ma da chi vuole che questa nostra vita sia sempre appesa a un filo di speranza.

Ormai nel paniere delle famiglie si è consolidata un’altra voce: il gioco d’azzardo. Si gioca sia nel mondo virtuale che in quello reale, basta fare una ricerca online su un motore di ricerca, ed ecco comparire centinaia di possibilità.

Bombardati anche dalla televisione, nelle ore in cui si sta maggiormente in famiglia, si vedono concorrenti sfidare la fortuna tra ruote, pacchi e contropacchi. Solo alcuni programmi sovrappongono le capacità dell’uomo a quella del fato.

Il gioco che però ormai ha messo radici in noi tutti è “il gratta e vinci”. Dei biglietti con dei nomi stupendi, accattivanti, lucidi, colorati, piccoli, grandi, surreali, li trovi appesi come dei quadri, c’è gente che per sceglierne uno è capace di stare ore ed ore ad osservarli. Un gioco alla portata di tutti, studiato per tutte le fasce di reddito al quale possono accedere anche i ragazzini.

Se si chiedesse, quale sogno si vorrebbe realizzare in caso di vincita, gran parte delle persone risponderebbe “comprare una casa, dare ai figli la possibilità di studiare” o addirittura mettere su famiglia. Diritti imprescindibili per tutti, quegli stessi diritti che chi governa dovrebbe garantire o quantomeno cercare di far valere un tipo di cultura che non incoraggi il guadagno facile.

Ma la vittoria e la realizzazione dei sogni o il prevalere di una sana cultura di questo genere (stimolata dai governanti), non avvengono quasi mai e dobbiamo accontentarci del nulla, o del quasi nulla offerto da ciò che ci circonda, rimanendo inesorabilmente assuefatti a questa condizione sociale.

Questa “assuefazione al niente”, così presente nella nostra realtà, ci conduce a non reagire, a rimanere sempre al punto di partenza, ad accontentarci e a ritenerci fortunati per tutto quello che dovrebbe invece essere una normalità: una strada nuova, una giostrina, un parco… Viviamo quindi in una “normale anormalità” sempre (troppo) in attesa di tempi migliori.

Il titolo di questo articolo mi è stato ispirato leggendo un’opera di Leon Battista Alberti (architetto, scrittore, matematico e umanista italiano), una delle figure artistiche più poliedriche del Rinascimento

Egli affronta il problema di quale delle due, Virtù e Fortuna, abbia influenza sulla vita. Riporto di seguito un suo passo:

“«Virtù» è una parola-chiave della cultura umanistica; intesa nel senso latino antico, diverso in parte da quello cristiano, essa significa valore individuale, operosità, capacità di agire con energia e insieme con prudenza. La sua antitesi è la «Fortuna», il caso imprevedibile che può condizionare il successo o l’insuccesso delle azioni.”

In termini matematici si potrebbe quasi sostenere che la virtù sta a l’uomo come la fortuna sta al suo destino. A questo punto potrei concludere che la nostra fortuna sarà quella di avere uomini virtuosi, con valori forti che sappiano prendere per mano il governo della nostra cittadina conducendolo al più presto ad una condizione migliore rispetto a quella cui, sembrerebbe, sia stata condannata.

 

Gennaro Mauro

Andrea Mantegna – Trionfo della Virtù (1502) (Museo del Louvre, Parigi)