Vita da mercante – Parte I

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Sin dall’antichità la figura del mercante e il mondo del commercio nella sua totalità non hanno mai goduto di un giudizio completamente positivo. Ancora oggi, infatti, l’economia, la moneta e la finanza rappresentano (ovviamente in maniera globalizzata e a più alti livelli) un esercito con cui si scontrano spesso valori quali politica, etica, passione, onestà.
Nella cultura antica le dinamiche del rapporto tra l’uomo e le merci risultano più “esplose” che disciplinate e ordinate in determinati contesti, più caratterizzate da tensioni e spinte centrifughe che composte e armoniose. Il presupposto della questione è insito nella precisa convinzione da parte di tutti che il mercante o mercatante falsasse in modo inevitabile (volontario o involontario) il iustum pretium, cioè il “giusto prezzo”, in quanto provvedeva ad aumentarlo senza aggiungere al valore/lavoro del prodotto nessun lavoro aggiuntivo. Insomma sussisteva nell’utenza clientelare l’opinione che l’intermediario (il mercante) tra il prodotto e il cliente fosse l’autore del costo più alto, del quale approfittava.

Naturalmente oggi siamo consapevoli del fatto che si produce e conseguentemente si vende soltanto ciò che incontra mercato e quindi compratore (la domanda), al prezzo al quale il prodotto stesso troverà compratore. Tale differenza di valore fonda quello che gli antichi definivano kèrdos, cioè il “guadagno” del mercante che “profitta” della rarità e della mancanza (domanda) senza esserne l’autore. Per gli antichi e per la coscienza ingenua degli antichi (ma anche di molte persone d’oggi) il colpevole dell’aumento di prezzo era il mercante stesso e il commercio in particolare non era inteso come “lavoro”, perché mancava in esso il coefficiente di fatica fisica che trasformasse la materia in prodotto finale. Da ciò, i difetti e i connotati millenari dei mercanti (specie se stranieri) erano la scaltrezza, il dolo, la frode, etc. I Fenici, ad esempio, nei poemi omerici sono considerati famosi navigatori ma anche “avidi”, aggettivo affibbiato allo stesso mercante fenicio (per non parlare del fatto che quasi sempre un mercante è anche un abile navigatore). Più volte Omero cita i Fenici come mercanti e rapitori; lo ripeterà Erodoto nel I libro delle Storie; fino ad arrivare a Roma, laddove Cicerone nel De Re publica dirà che i Cartaginesi (Punici, quindi discendenti dei Fenici) furono i primi a trapiantare in Grecia “avidità, sontuosità e indicibile cupidigia di tutte le cose”.

Insomma Fenici/Cartaginesi divennero i prototipi etnici di mercanti scaltri e spregiudicati e non è certo un caso che la divinità più vicina a tale categoria era Hermes/Mercurio, dio dalla personalità e dalle caratteristiche molto complesse su cui mi piacerebbe soffermarmi brevemente. Messaggero degli Dèi, patrono dei mercanti, il dio era protettore anche dei ladri, dei bari e di chiunque mostrasse attitudini indirizzate all’abilità e all’astuzia. Molte delle mansioni assegnategli dal padre Zeus lo accostavano agli uomini più di ogni altro dio (specie nel suo incarico di “postino”, foriere di messaggi e notizie). Hermes proteggeva soprattutto i viandanti e gli esploratori, le strade e particolarmente care a lui erano l’eloquenza e la persuasione (attività, contesti e caratteristiche connesse al commercio e ai mercanti) tanto che sembrava fosse dotato di una potenza formidabile nel propiziare affari e traffici. Veloce e agile nelle sue missioni era anche il dio protettore dei ginnasi, della forma fisica, degli atleti e, quando calava la notte, assolveva il suo ruolo di Psicopompo, cioè “Accompagnatore delle anime dei morti” nell’Ade.

Il mercante, tuttavia, non possedeva solo queste caratteristiche così poco piacevoli ai più, ma svolgeva un mestiere estremamente competitivo. Egli non si limitava, come scrivevano Girolamo o Salviano, esclusivamente alla “meditazione dell’inganno e alla trama della menzogna”, era, in realtà, qualcosa di ben più profondo e interessante, ma la limitatezza della pagina mi spinge a darvi appuntamento al prossimo numero del CittadinoNews per scoprire altri aspetti della figura del mercante dell’antichità.